02.02.2026 I conti si fanno alla fine.

(Racconto di Franco Santo)

Un cielo così propizia la fantasia e aiuta la digestione. Quella notte il cielo sembrava più alto e più grande e con più stelle e più brillanti del solito. Gemello di certe notti limpide d’inverno, invece era piena estate. L’effetto è lo stesso, anche se non c’è la luna e sei giù di corda, giù di pressione e giù di testosterone. Un cielo così, se ti capitasse di guardarlo, non hai più bisogno di guardarne altri. Lo sconosciuto era seduto immobile e assorto in punta alla panchina accanto l’aiuola, come se volesse nascondere, ma inutilmente, ansia e insicurezza da risanare, o avesse le piaghe sul sedere. Dava l’impressione di essere uno di quei vecchi fulminati e disillusi in debito di allegria che se la tirano, scappano dalla casa di riposo e la notte non sanno dove andare ad aspettare mattino, incagliati nelle loro inquietudini. Mi sono guardato in giro, a quell’ora non c’era nessuno. Vestiva un abito di colore bianco vago, però non saprei dire se era il colore originale o il risultato di molti lavaggi. Il taglio fuori di ogni moda andava d’accordo con la sua elegante magrezza e il suo aristocratico pallore. Alla luce fredda del lampione il suo sguardo ipnotico e impenetrabile incuteva una soggezione allucinatoria, mentre la sua figura emanava la spirituale alterigia di chi si sente protetto da un indefinito padreterno. Si vedeva subito che apparteneva a un’altra categoria, o a un’altra vita, in ogni caso sempre difficile da comprendere. L’ho studiato, non potevamo diventare amici, gente simile è antipatica anche al proprio specchio. All’improvviso, come se si fosse stufato di aspettare, si è alzato con decisione e con voce priva di passione ha detto solamente: “Ho sete, posso bere”. Un tipo stringato, o a corto di argomenti, di certo non gli era seccata la lingua. Ha raggiunto spazientito la vicina fontana e ha bevuto a sorsi piccoli e frequenti che mi hanno fatto credere soffrisse di calcolosi. Poi si è asciugato più volte la bocca con il dorso della mano e con passo lento mi è passato davanti ignorandomi. In quel momento ho intuito che era tutto fuori posto. Gli ho gridato: “Ti manca un’ala”. “I conti si fanno alla fine…”, mi ha risposto scuotendo la testa, senza voltarsi. Prima di scomparire inghiottito dal buio mi ha ripetuto: “I conti si fanno alla fine…”; e dopo una breve pausa ha aggiunto “…e vale l’ultima riga”. Ho capito che non parlava da ragioniere. Mi sono svegliato con la voce di San Paolo che raccomandava “quando uno sconosciuto bussa alla vostra porta e vi chiede un po’ d’acqua, apritegli e dategli l’acqua, potrebbe essere un angelo”. Sono una brava persona, non mi drogo. Andare a dormire dopo una cena abbondante, con la pesantezza di stomaco può succedere di perdere tutti gli ancoraggi.

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