02.3.2026  Racconto di altri tempi.

Pubblichiamo un articolo di Francesco C. del 3 maggio 2014 dal titolo “La cavalcata di Paolo Pocovaz”; Paolo, detto Paolìn, ora è il nostro paesano più anziano con i suoi 95 anni e, caso particolare, la sua bisnipote Aria è la più piccola ( appena un anno!).

Questo era lo scenario: Ponteacco, 1944, tempo di guerra, gran via vai di soldati, ufficiali, militari, camionette lungo la strada polverosa e anche i cavalli, quelli del Cosacchi. I Cosacchi facevano paura. Avevano un aspetto quasi selvaggio, apparivano trasandati, a tratti con abitudini “primitive”. Ovviamente non è nostra intenzione generalizzare o affrontare argomenti non affrontabili in questa piccola rubrica; sta di fatto che anche tra i cosacchi c’era qualche persona socievole, in vena di piccoli scherzi o in grado di farsi qualche sonora risata. E i bambini, innocenti come sono, riescono sempre ad intuire le intenzioni dell’adulto benevolo nei loro confronti. Dai Serafini c’era una sorta di quartier generale dei cosacchi, era lì, nel loro cortile, che davano da mangiare ai cavalli, li curavano, li accudivano. Gli equini, stando alla testimonianza di Paolo, erano altissimi, di pelo nero e lucido; sta di fatto che Paolo, desideroso di fare un giretto a cavallo, fu collocato in sella proprio da un cosacco che, forse, pungolò l’animale per farlo scattare. Il quadrupede conosceva la strada a memoria e il tratto della statale al cortile dei Serafini lo percorse in un battibaleno, con questo bambino “a bordo” che ha dovuto ben ancorarsi alle staffe per affrontare la curva che porta nel cortile di Carlut. Oggi Paolo dice: “Solo la fortuna mi ha assistito; ero tutto storto, tutto piegato sul lato destro e poco è mancato che non cadessi a terra a tutta velocità!”. Nella foto dal web : un Cosacco ucraino.

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