(Articolo di Franco S.)
La prima volta, ventotto anni fa, l’ho vissuta come una sorta di investitura. Era così a Ponteacco quel 6 febbraio sera. Prima la suggestiva processione con le luminarie, poi la penitenza della salita, quindi in chiesa, affollata ma con un freddo becco. Mi guardai in giro, salutando con un cenno chi conoscevo. All’altare, sul quale campeggia ancora l’immagine dalla santa Patrona, officiava l’allora parroco don Mario e ricordo anche una buona predica, semplice e diretta. Dopo la comunione un coro onorò la ricorrenza cantando una melodia nell’idioma del luogo, senza sottotitoli, probabilmente di contenuto religioso ma il cui significato mi sfuggiva, ovviamente. Infine il sacerdote ci benedisse, pronunciò la rituale formula di congedo e poi, con un tono tutto confidenziale, quasi affettuoso, aggiunse ammiccando, da complice: “Adesso potete mangiare”. Alle mie spalle, attorno l’antica acquasantiera, per assecondare apparizioni miracolose, prese corpo un improvviso formicolio operoso di mani che scartavano vassoi ricchi di tartine assortite, torte in bellavista e strucchi come se piovesse, sturacciolavano bottiglie di vino, mestolavano brûlé fumante in un pentolone, tagliavano fette di pane e salame su una panca, eseguendo ciascuna i precisi compiti assegnati. Non c’era nulla di sacrilego, irriverente o ingiurioso in quei gesti perché la chiesa, sotto gli occhi amorevoli della Santa, estendeva la sua sobria solennità anche a quella che poteva definirsi una primitiva celebrazione pagana. Mi pareva di sognare, di stare a un magic party in una location esclusiva, organizzato da un catering domestico che proponeva drink e gustosi finger food a km zero. Io stavo lì incredulo, con la magica sensazione di essere sovrastato, protetto e posseduto da una presenza soprannaturale. Ma non avevo la faccia di uno che recitava salmi. Dopo diversi brindisi, troppi, feci il baciamano a una signora, la genuflessione al parroco e poco mancò che imitassi il moonwalk di Michael Jackson. Da lontano e con la vista appannata gli occhi di Santa Dorotea mi sembrarono due cioccolatini squagliati. Ricordo che la festa proseguì nell’ultima vecchia osteria del paese, accompagnata dalla musica delle fisarmoniche.
Quando non c’era il Centro era proprio così… che bei ricordi!! Complimenti e grazie Franco!
Franco, fantastico, come sempre!!!