25.05.2020, Ieri al Centro, in paese e nelle Valli.

   Finalmente il Centro ha riaperto i battenti. Il calendario era fermo al mese di febbraio con annotati gli ultimi turni eseguiti, i tre orologi ancora sincronizzati sull’ora invernale. Sabato è stata preparata l’area esterna con 4 tavoli da sagra, le relative panche dotate di strisce per la giusta distanza tra le persone, è stata sanificata la sala, i bagni, i tavoli con una soluzione base di varechina. È stato passato in rassegna l’intero contenuto dei frigoriferi da dove sono state prelevate decine di lattine di bibite scadute assieme a generi alimentari ampiamente scaduti, come strucchi e formaggi. Sanificati anche i frigoriferi, tutto era pronto per l’apertura di ieri mattina, domenica che si è dimostrata vivace, con numerosi soci presenti, tutti a commentare il lungo periodo di separazione forzata, a parlare di futuro e presente. In tutti si leggeva la soddisfazione di vedere riaperto il Centro, luogo di confronto e di socializzazione. Non si è parlato solo di emergenza sanitaria, ma anche di funghi, di miele, di feste del circondario soppresse. Siamo stati costretti a rinviare ad altra data l’apertura pomeridiana in quanto il gioco a carte non è ammesso senza una preventiva sanificazione delle carte, strumento di gioco da sempre carico di batteri. Anche per le prossime domeniche, dunque, l’apertura si effettuerà solo al mattino, fino alle 13:00. Traffico vivace sulla statale, ma anche sulla ciclo-pedonale. Anche a San Pietro al Natisone molta gente a spasso, tutti con la mascherina, tutti apparentemente rilassati a ribadire che (speriamo) presto il virus sarà solo un brutto ricordo. Buona settimana dal sito della Pro Loco.

24.05.2020, Visite imperiali a Gorizia (1/2).

   Gli Asburgo erano di casa a Gorizia. L’ultimo a visitare la città ridotta in macerie fu l’imperatore Carlo accompagnato dalla consorte Zita nel novembre 1917, un anno prima del 04 novembre 1918, quando la storia di Gorizia sarebbe radicalmente mutata, con la totale sostituzione della fisionomia intellettuale, sociale e multietnica di un capoluogo multiculturale che perderà in pochissimo tempo tutte le peculiarità della cultura specialissima, quella goriziana. La notizia della visita dell’imperatore Franz Joseph la inseriamo nelle nostre news perché quel 29 settembre 1900 vide la partecipazione di un folto gruppo proveniente dalle Valli, chissà se anche da Ponteacco. Una cinquantina di persone guidate da mons. Luigi Faidutti (1861-1927), di Scrutto, deputato a Vienna nel 1907 e 1911. Abbiamo recuperato on-line  il numero dell’”Eco del Litorale”, quotidiano del goriziano, che così, tra le altre, narra l’avvenimento:  “Sua Maestà prende posto nella carrozza imperiale unitamente al suo ajutante S.E. il Conte Paar. Non possiamo contare le carrozze del seguito … All’uscita di S.M. dal Salone (oggi Prefettura) la banda cittadina ha intonato l’inno imperiale”…

23.05.2020, La criminalità nelle Valli tra ‘400 e ‘700 (4/4).

   Nelle “raspe” era indicata la presenza o meno dell’imputato per difendersi dopo essere stato citato in giudizio. Era in voga la latitanza, specie per i reati più gravi. La pena pecuniaria era inflitta per i reati lievi e senza spargimento di sangue e si tramutava in carcerazione nel caso di mancato pagamento. Per i reati più gravi era prevista la pena corporale e la pena capitale pertanto gli imputati preferivano darsi alla macchia pur di risparmiarsi la vita o lunghi periodi di detenzione in celle malsane con sì e no 100 grammi di pane al giorno. Le pene corporali andavano dall’asporto di un occhio al taglio della mano. La pena di morte doveva essere esemplare e propedeutica: avveniva per impiccagione o squartamento. La meretrice o l’adultera erano collocate sulla schiena d’asino, a cavalcioni, all’indietro, con una mitra in testa sulla quale era descritto il delitto in breve. L’entità della pena era spesso variabile e l’assoluzione era “pro nunc”, per cui l’imputato era momentaneamente libero, ma richiamato al bisogno.

22.05.2020, La criminalità nelle Valli tra ‘400 e ‘700 (3/4).

   I delitti contro la persona erano purtroppo assai comuni. Si commettevano omicidi anche per futili motivi e i documenti disponibili per il periodo indicato trattano sentenze contro ben 895 assassini, responsabili di omicidi premeditati, 346 imputati di lesioni gravi inflitte con il coltello. I delitti contro l’onore riguardano le ingiurie, le violenze sessuali su adulti e minori, la punta di un iceberg, e i delitti contro il patrimonio quali la piaga dei furti di vesti, suppellettili, animali, carri di fieno o frumento. Pochi sono i reati di truffa che, evidentemente erano risolti in altra maniera e comunque legati al gioco della morra, delle carte, dei dadi, della ricettazione e usura. Numerosi procedimenti hanno interessato le Valli, in seconda istanza, per quanto riguarda le controversie  delle norme emanate da Venezia e valide per l’intero territorio, a tutela del proprio patrimonio fondiario come il taglio di castagni e querce che andavano concordati con l’Arsenale in cambio dell’autonomia. In questa sezione era incluso il contrabbando di sale, il porto abusivo di armi e la resistenza a pubblico ufficiale. C’era una conflittualità molto elevata, la cosiddetta guerra tra poveri, che mobilitava intere contrade contro altre con spedizioni punitive contro i nobili.

21.05.2020, La criminalità nelle Valli tra ‘400 e ‘700 (2/4).

Dai registri penali, chiamati “raspe”, è possibile risalire a scarne informazioni biografiche relative ai 3.563 imputati, cifra sicuramente in difetto per l’imprecisione di molti atti e di numerosi fascicoli mancanti, consistenti il patronimico (indicazione del nome del padre), la professione, la residenza e un giudizio sommario sulla morale dell’imputato, il certificato penale di oggi. Si legge la sentenza dell’ergastolo comminata a un omicida recidivo cividalese, assassino di tre persone. Negli atti c’era il nome del querelante, tranne quando si procedeva per anonimato, pratica assai diffusa in quei secoli. Molti documenti sono illeggibili, altri parzialmente leggibili. Nelle sentenze, trascritte come oggi su dettatura (nulla è cambiato nei secoli!), quasi sempre è descritta la dinamica dei fatti, a volte scarna ed essenziale, altre volte lunga e particolareggiata. Il giudice interpretava la richiesta della parte lesa e, sentito il difensore dell’imputato, pronunciava autonomamente la sentenza.

20.05.2020, La criminalità nelle Valli tra ‘400 e ‘700 (1/4).

   La gestione autonoma della giustizia nelle Valli, attraverso le Banche di Antro e Merso non ha prodotto significativi documenti sull’istruzione dei processi, sui noi del collegio giudicante, sul procedimento degli adempimenti inquisitori. Nell’archivio della Biblioteca udinese “Vincenzo Joppi”, consultabile da tutti gli appassionati di storia ci sono ben 23 volumi pergamenacei dal titolo “Sentenze dei luogotenenti veneti dal 1458 al 1698. Si tratta di una fonte poco conosciuta e poco studiata, utile comunque per valutare l’incidenza complessiva dei fenomeni criminosi giunti alla corte del rappresentante veneziano e utili anche per analizzare nel concreto la struttura dell’organizzazione giuridica, una specie di Corte d’Appello per i valligiani scontenti delle sentenze pronunciate dalle due Banche. A fine Quattrocento c’era molto scontento nella popolazione, decimata da carestie, malattie e conflittualità tra padroni di grandi superfici terriere e sudditi e consorterie nobiliari che, com’è noto, furono le cause della sanguinosa rivolta del 1511, della quale ci siamo già occupati.

19.05.2020, La precisione del nostro orologio.

Ogni mattina alle 07:45 l’impianto di automazione delle campane della chiesa di Sant Dorotea si “resetta” collegandosi con il Centro di Mainflingen, distretto di Francoforte sul Meno. Il nostro modulo integrato si connette con il segnale a 77kHz emesso dal Physikalisch-Technische Bundesanstalt che fornisce l’ora esatta a tutta l’Europa. Il codice di trasmissione è DCF77 (Deutschand-Onde lunghe-Frankfurt-77 kHz) e il segnale è prodotto da tre orologi atomici, uno al rubidio e due al cesio, che permettono una precisione di 2·10 -12 su base quotidiana e 2·10 -13 su base annua (qualche millisecondo di scarto all’anno). Ne consegue che tutto l’impianto delle campane con l’orologio, donato da Elena Coren zia di Graziana, sia estremamente esatto soprattutto dopo le modifiche ed integrazioni dell’impianto eseguite lo scorso anno. In poche parole, quando l’orologio batte il primo rintocco, nella cella campanaria l’ora è esatta e in paese, ad esempio casa Battistig, arriva un secondo dopo, considerando che la velocità del suono è di 331 metri/sec. Lo possiamo affermare con orgoglio: nessuno nelle Valli ha un impianto come il nostro  grazie proprio alla generosità di una zia che ha vissuto una vita in Australia e ha desiderato fare una donazione perenne a tutto il paese.

18.05.2020, Ieri a Ponteacco.

   La voglia di uscire e di lasciarci alle spalle uno tra i periodi più bui di questi ultimi decenni ha contagiato tutti. Quella di ieri è stata una domenica molto vivace. La strada ciclo-pedonale Ponteacco-San Pietro verso le 15:00 è stata definita “affollata”. Moltissime le bici, ma anche i gruppetti di persone che hanno assaporato i tepori di una domenica di primavera avanzata. Anche sulla statale sono tornate le moto, alcune roboanti, mentre anche i ciclisti sono tornati in mezzo alla strada, riprendendo così la vecchia abitudine consolidata prima dell’arrivo del virus. La settimana si apre all’insegna dell’ottimismo: finalmente potremo berci un caffè o cappuccino al bar, rivedere qualche vecchio amico o conoscenza. Riprenderemo anche noi le consuete aperture domenicali del Centro, limitate allo spazio esterno dove saranno collocati a debita distanza i tavoli. Dunque, solo chiosco e non sala del Centro (tranne per l’uso del WC) e il tutto se le condizioni meteo lo permetteranno. Desideriamo riprendere i vecchi contatti interrotti un paio di mesi fa. Riprenderanno anche i lavori al Mulino con la supervisione di Caterina Salvagno  che si è offerta di dare il suo parere e di seguire da professionista esterna la fase esecutiva delle opere. La nostra architetto sostiene che l’intervento sarà decisamente migliorativo. Auguriamo una settimana di serenità e  di ritrovata fiducia.

17.05.2020, Il cubo in pietra della kovacia.

   La foto della settimana riprende l’aspetto odierno di uno tra gli edifici più carichi di storia del paese, la kovacia. Si può comparare la foto di oggi con la stessa, scorrevole in home-page, riferita all’anno scorso. Si tratta di un bell’esempio di intervento conservativo. Peccato che è andato perso lo storico cubo in pietra, un blocco unico, multifunzione, collocato ai piedi della scala. Il cubo oggi avrebbe un grande valore in quanto è difficile trovare un parallelepipedo così compatto e adattato a vari usi. Aveva inserito un anello per legare la briglia del cavallo che attendeva l’intervento del fabbro agli zoccoli. Era dotato di una scanalatura che permetteva la perfetta piegatura del ferro a novanta gradi e la sommità, particolare più importante fra tutti, aveva un affossamento semicircolare nel quale si piegavano le tavole di castagno sagomate con l’acqua bollente, utilizzate per la produzione di botti. La stessa scanalatura era usata dal fabbro per sagomare gli anelli che tenevano assemblate le tavole della botte. La scanalatura era talmente precisa che la si utilizzava per la costruzione delle ruote dei carri. Il cubo oggi sarebbe un pregevole pezzo da museo, ricco di storia dell’artigianato del nostro paese.

16.05.2020, I piaceri del Settecento.

   Partiamo dal presupposto che la morale sessuale era stabilita da papi, vescovi, monaci, teologi, monsignori, parroci e cappellani, questo fino ad una cinquantina d’anni fa.. Si dice che nelle Valli del Settecento ci fossero vari episodi di poliandria (più mariti per una moglie) con situazioni se non peccaminose, quantomeno imbarazzanti. Fugando sotto le lenzuola dei nostri avi si scoprono variegate situazioni tra il lecito e l’illecito. Papa Gregorio Magno (540-645) aveva pubblicato un’enciclica nella quale diceva che “il piacere non può essere mai senza peccato. L’unione coniugale è immune da colpe solo se c’è l’intenzione di avere figli”. Ma la gente un po’ s’infischiava di questi proclami visto Vannozza Cattanei era una delle amanti di papa Alessandro VI. Quando ha appeso l’organo riproduttore al chiodo, aprì una locanda chiamata subito dai romani “La Locanda de’ a’ Vacca”. Ci sono documenti che attestano la presenza di case di tolleranza a Cividale, frequentate da schiere di valligiani con tutte le conseguenze sulla salute dei nostri maschi. Sembra che un teologo bacchettone cividalese di metà Settecento fosse stato evirato da alcuni sconosciuti. La donna valligiana del tempo, consunta da stenti e fatiche. si preparava pettinando la sua attaccatura dei capelli in modo da alzarla il più possibile per mostrare la fronte (un “must” in campo sessuale). Lo sposo galante si presentava al mattino dalla sua amata con un piccolo dono per compensare la perdita della verginità. La consegna avveniva generalmente la prima mattina dopo il matrimonio. I rapporti extraconiugali erano moralmente condannati. Le adultere difficilmente potevano rifarsi una vita, mentre l’uomo era messo al bando della società, considerato poco raccomandabile.