21.02.2020, La celù

   Riallacciandoci alla notizia di ieri, è sensibilmente migliorato il rispetto verso l’ambiente.  Enzo sostiene che ci vorranno almeno altri cent’anni per vedere smaltita la quantità di immondizie gettata nelle celù del Natisone nei precedenti decenni. La celù è l’orlo della forra, dalla quale si immaginava che la grande quantità di rifiuti fosse assimilata, smaltita, riciclata o portata via dalle piene del fiume. Oggi si trovano ancora resti di mastelloni in lamiera, lavadôri in plastica, componenti di fornelli a gas, resti di materiale d’edilizia quali piastrelle (indistruttibili nel tempo), laterizi e un infinità di secchi, bottiglie, latte dell’olio Topazio. Fino alla fine degli anni ’70, quand’è cominciata la raccolta dell’immondizia, dapprima conferita dalle parti del cimitero di San Pietro al Natisone, poi in cava a Ponteacco, dove i resti di quella civiltà sono ancora visibili. Erano tre le celù in funzione: la prima dietro casa Battistig, dove andava di tutto, compresi i resti di potature e di giardinaggio; di grande importanza (purtroppo) era quella in fondo al sentiero che porta al mulino costituita dall’alta cascata dell’acqua fognaria del paese e l’ultima poco più avanti, verso lo stesso mulino, che guardava in direzione Spagnut. Tutto il corso del Natisone era costellato di discariche. Oggi c’è la consapevolezza diffusa tra tutta la popolazione: a parte il rischio di sanzioni, nessuno oserebbe offendere più l’ambiente.

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