Anche in paese c’è chi segue questa dottrina, o pratica a dir si voglia. Certo, occorrerebbe porre la domanda a qualche esperto in alimentazione. Ci sono numerosi motivi a spingere i vegani a tale scelta: valori morali intesi come rispetto per gli animali, motivi ambientali per il costo che sopporta il Pianeta a causa degli allevamenti intensivi. Il primo vegano della storia fu Pitagora che, nel 500 a.C. disse: «Finché l’uomo continuerà a distruggere altri esseri viventi, non conoscerà pace, né salute». Il matematico-filosofo era un “crudista” in quanto si cibava solo di alimenti crudi. La dieta vegana fa bene alla salute in quanto le verdure, i legumi e i cereali riducono colesterolo, pressione e alcuni tumori. Ma è dura! Come sarebbe il pianeta? Più pulito, con l’80% di antibiotici in meno, otto milioni di vite salvate dall’iper-alimentazione. Però, c’è il fatto che gli animali selvatici si riprodurrebbero a dismisura, interi settori produttivi crollerebbero, il bosco conquisterebbe il fondovalle. Forse il nostro mondo mai sarà vegano, per lo meno a breve. Possiamo fare una prova, quella dei nostri nonni, parzialmente vegani per necessità: incominciamo a saltare tutti la carne il venerdì. Un precetto che unirebbe l’utile al quasi dilettevole.
07.06.2021, Ieri al Centro
Lasciata alle spalle una pandemia che ha provocato disastri, ora c’è il desiderio di ritrovarci, di stare assieme, di riscoprire dopo tanto il valore della compagnia. Anche ieri al Centro la domenica era decisamente frizzante, non solo per il Prosecco assaggiato come aperitivo, ma anche che il via-vai di persone e di gruppi ai vari tavoli. Ringraziamo Enzo e Savina per il loro turno e per gli assaggi di specialità che propongono ogni volta ai soci presenti: ieri cubetti di frittata con punte di luppolo selvatico (camei) e cubetti di pane con salsa di aglio orsino, preparata da Federica. Questa settimana sono due gli aspetti che concentreranno la nostra attenzione: giovedì prossimo attendiamo l’arrivo del nuovo parroco e domenica il Mercatino della Krivapeta. Aiutateci con un bel passaparola!
06.06.2021, Il fumo fa malissimo (2/2)
Ci sono ragioni ambientalie umane molto serie per puntare il dito contro la facoltosa industria del tabacco. Ma è difficile parlare di questi argomenti con chi fuma. Non accettano critiche (pur essendone consapevoli) perché? Sarà un parolone grosso, ma in sostanza si possono definire “tossicodipendenti”. Il fumo dà dipendenza = il fumatore è tossicodipendente e non gli si può chiedere di cavarsela da solo. La nicotina si lega con alcuni ricettori delle cellule cerebrali e questo provoca un certo benessere. Ma i ricettori aumentano sempre più, pertanto è necessario assumere nicotina altrimenti si va in astinenza che è rappresentata dalla ricerca convulsa della prima sigaretta del mattino dopo colazione. Se le cose stanno così, la tossicodipendenza va curata con l’assistenza medica. I messaggi e le foto riportati sui pacchetti di sigarette sono un risciacquo. Rappresentano il modo con cui le aziende e i vari ministeri della salute scaricano la propria responsabilità. Nessun fumatore ha spento la cicca dopo aver letto “il fumo danneggiate e chi ti sta intorno”. Sono scemenze! Anzi, per i più giovani questo potrebbe essere un messaggio invitante, perché trasgressivo e poi ci sono gli “influencer” capaci di trasportare le nuove generazioni dove vogliono, spesso con sigaretta tra le dita. Dove volete che vada un over-50 che fuma un pacchetto al giorno da almeno 30 anni. In FVG si tratterebbe di “sorvegliare” ventimila persone che sono a rischio. E i polmoni, fatti per respirare aria pura, sono a rischio di tumore, una delle tante malattie che il fumo produce.
05.06.2021, Il fumo fa malissimo (1/2)
Spegniamo subito la sigaretta! L’invito è rivolto a F., M., M., B. e numerosi altri. L’azienda del tabacco provoca la morte di una percentuale di suoi consumatori, eppure non mostra alcun segno di crisi. Diciamolo subito: in paese e nelle Valli si fuma molto meno di un tempo e che quei prodotti siano pericolosi, lo sanno tutti: lo sanno i clienti, le autorità sanitarie e i produttori stessi. Che però continuano a vendere e a fare utili. Sono sette milioni le persone che ogni anno muoiono nel mondo a causa del fumo. E tra queste non contiamo le persone che si avvolgono una “salutare” foglia di tabacco e se la fumano su qualche sperduto altopiano andino o del Nepal, bensì si parla di morti causati dalle sigarette moderne che contengono i surrogati chimici più fantasiosi per conferire al prodotto sapori particolari e sostante che danno dipendenza ben oltre la nicotina. Le persone morte sapevano benissimo che il fumo fa male. È necessario cambiare strategia per cercare di smettere di fumare, visto che di solito non si convince nessuno. Il fumo, oltre a chi si vuol far male, provoca danni al Pianeta intero. Per produrre una sigaretta sono necessari 3,7 litri d’acqua, 3,5 di petrolio, si emettono 4 grammi di anidride carbonica. Alla fine dei conti, significa che l’industria del tabaccosi beve 2,5 volte il fabbisogno d’acqua degli interi Paesi Bassi, consuma la stessa energia dell’Ungheria e provoca un’emissione paragonabile a quella delle Repubbliche Baltiche messe assieme.
04.06.2021, Scorcio dal Medioevo (4/4)
Nei secoli medievali, la principale attività delle popolazioni delle valli era indubbiamente la pastorizia, esercitata con transumanze verso la pianura durante l’inverno e verso i pascoli montani o di alta collina durante l’estate. Era piuttosto florido il commercio di legna da fuoco con Udine, dove arrivavano fino a pochi decenni fa i carri che partivano dai nostri paesi in quantità cospicue, così come il bestiame da carne, lana, burro, formaggio, frutta secca (noci, noccioline, castagne), ricevendo in cambio cereali, sale, vino, tessuti e manufatti a volte qui da noi sconosciuti. Se la media del reddito di Tricesimo e Udine superava di poco le 60 marche di denari, a Mossa valeva 24, a Cividale 20, nei paesi di fondovalle 7-10, Tolmino 5, Antro 3. Come possiamo notare, c’era una grande differenza tra l’economia della pianura e quella di montagna, che migliorò sensibilmente nel Seicento con l’introduzione del mais e nel Settecento con l’arrivo della patata.
03.06.2021, Scorcio dal Medioevo (3/4)
Dipendevano direttamente dal Patriarca le gastaldie di Tricesimo, Cividale, Tomino, Mossa, Nebola (Neblo) e Antro, mentre Cormòns finì alle dipendenze del Conte di Gorizia. Particolarmente interessante, la gastaldia d’Antro comprendeva l’intera Val Natisone. Le organizzazioni vicinali avevano costruito un sistema a base “federale”, denominato “Banca”, con un Decano Grande che rappresentava tutta la “Contrada”. Successivamente le Banche si accorparono e divennero due, antro e Merso, con centro in San Quirino, dove si riuniva il “Rengo” delle due “Contrate”, per il giuramento di fedeltà al Patriarca e successivamente alla Serenissima Repubblica di Venezia. Si trattavano argomenti di carattere e interesse comune. Questo ordinamento godeva della piena giurisdizione “civile e criminale”, ma subiva grosse limitazioni alla sua efficacia pratica per il gran numero di giurisdizioni disseminate sul territorio a favore di famiglie nobili e successivamente di enti religiosi.
04.06
02.06.2021, Scorcio dal Medioevo (2/4)
La necessità di regolare l’uso delle risorse naturali, non più esuberanti, di risolvere le frequenti interferenze con le altre comunità e di opporre qualche timida difesa alle pressanti pretese signorili, indussero la nascita di strutture vicinali, alle quali fu riconosciuta successivamente la “bassa giurisdizione”, riguardante le piccole controversie locali. Alla fine del Trecento, nel territorio prealpino orientale, si erano affermati vari Signori feudali: i Prampero, i Frangipane, i Cergneu, i Savorgnan gli Attimis. Nel 1587 metà Ponteacco apparteneva alla famiglia feudale degli Attimis-Maniago, mentre l’altra metà ai Bojani. La stessa situazione durò per l’intero XVII secolo. I Bojani erano assai potenti. Possedevano Stregna e le ville in valle, Tribil, Varch e Biarzo. Nel 1587 Biarzo apparteneva al Capitolo di Cividale, San Pietro e San Leonardo ai de Portis, Vernasso ai de Nordis, Mersino ai Puppi, Savogna ai Formentini.
01.06.2021, Scorcio dal Medioevo (1/4)
Durante l’Alto Medioevo la scarsa popolazione delle Valli si era concentrata in piccoli paesini, creando una rete insediativa a maglie molto larghe. Il primo insediamento ponteacchese risale al Duecento. Le abitazioni e i terreni ad essa attigui apparivano come isole immerse in un mare di “silvae”, boschi incolti e fittissimi (quasi come oggi), dove la popolazione trovava nella caccia e nella raccolta di frutti, di erbaggi e di legna il completamento ai loro bisogni elementari. Non esistevano complicazioni rivendicative sul territorio almeno fino al XII secolo quando intervennero l’aumento della popolazione e la conseguente progressiva dilatazione delle coltivazioni, degli allevamenti e dei pascoli, gli ultimi del fondovalle per estensione. La valle si restringe poco oltre Tiglio, limitando lo sviluppo dei pascoli, fatta eccezione per l’altopiano di Lasiz, che già a quei tempi era ambìto per la posizione rivolta a sud. Si instaurarono nuove obbligazioni di mano d’opera, di legna, di animali, di cereali a favore dei Signori feudali che si erano stabiliti nel cividalese.
31.05.2021, Ieri al Centro
Una bella domenica mattina ieri al Centro, grazie al turno di Patrizia e Laura, le nostre principesse dell’aperitivo. In effetti, come di consueto, numerose persone si sono ritrovate per un brindisi, favorito anche dal bel tempo e dalla temperatura finalmente mite. Si sono messi a punto gli ultimi dettagli organizzativi per il “Mercatino vintage” che si svolgerà domenica 13 giugno. Sarà una giornata di festa, di allegria. Per il momento ci sono 19 punti di esposizione. Considerate le migliorate condizioni sanitarie, la giornata non si svolgerà lungo la via del paese, ma nel campetto del Centro, dove tutto sarà più vicino, concentrato e fruibile. Si sta predisponendo la contabilità della Pro Loco in vista della presentazione dei bilanci fissata per il 27 giugno. Il turno di domenica prossima sarà stabilito oggi o domani. Settimana corta, grazie alla gradita festa di dopodomani. Come di consueto, auguriamo giorni sereni.
28.05.2021, Neolitico: angelo del focolare e cacciatrice
Dobbiamo rivedere la credenza generale che attribuisce alle donne del neolitico, che hanno abitato nei ripari preistorici lungo il Natisone, la fama che siano state delle brave casalinghe (o grotta-linghe). Le testimonianze raccolte spezzano molti stereotipi secondo i quali le donne primitive erano semplici raccoglitrici, sottomesse e passive. Gli studiosi dell’Ottocento attribuirono alle società primitive il sistema di pensiero e lo stile di vita della loro società patriarcale, ovvero era tutto maschile ciò che riguardava la creatività, mentre le donne erano relegate a ruoli materni e domestici nelle loro grotte, anfratti e ripari. Secondo lo schema, erano solo i maschi che andavano a caccia, che tagliavano la carne, le selci e che sapevano dipingere. Già nelle prime civiltà del Neanderthal non esisteva alcuna divisione del lavoro basata sul sesso. Le donne già allora occupavano posizioni sociali di rilievo ed erano particolarmente attive: partecipavano alla caccia, pescavano lungo il Natisone, lavoravano la terra, le pelli, allevavano i primi animali domestici. Erano di fisico robusto e mascolino; partorivano senza problemi. La grazia femminile arrivò 4.000 anni più tardi con gli antichi Romani e 6.000 con i profumi francesi.
