È la 13/a assemblea ed è un lontano ricordo la prima, quella del 2009 che ha approvato lo Statuto, che con alcune modifiche dettate dalla normativa, ci vede ancora uniti e quanto mai motivati. Proprio l’altro giorno, insieme alla vicepresidente, ci siamo soffermati sul gran numero di soci che sono mancati in questi ultimi 12 anni. Persone che non ci sono più, che hanno lasciato un vuoto immenso, scomparse, che hanno toccato gli affetti di tutti e che sono e rimangono presenti nella nostra memoria. Ci sono stati numerosi arrivi che ci fanno guardare al futuro con ottimismo. Molte case, prima vuote, oggi si sono ripopolate, dando al paese quella vitalità necessaria. Auspichiamo una partecipazione attiva nelle scelte e nella realizzazione dei progetti che avremo la capacità di proporre. È necessaria la presenza di tutti e dopo tanti anni, non riusciamo ancora a comprendere come una parte del paese non abbia ancora avuto il bisogno di scoprire quanto sia importante un’istituzione come la nostra, che opera nell’interesse di tutti. Si parla molto di volontariato, ma la platea va allargata, non dev’essere il solito micro-gruppo che traina. Sono necessarie risorse: nelle scelte, nei lavori, anche nelle fatiche. Investire anche un po’ del proprio tempo in un’associazione come la nostra dà soddisfazione, anche se tutti siamo occupati in faccende private, che ci rendono estranei l’uno dall’altro. Uno degli scopi della nostra Pro loco è quello di unire, di fare scelte nell’interesse di tutti. Sono tanti i progetti e i traguardi che sono stati realizzati e raggiunti. Si possono fare tante altre cose. In questi 12 anni abbiamo trasformato il paese, contribuendo al miglioramento della vita di tutti noi, contribuendo al miglioramento del suo aspetto. Ponteacco in questi anni ha ottenuto maggiore visibilità: il Centro visite Mulino, la sistemazione del sito preistorico che oggi vede una lenta rinascita della presenza studentesca. Un luogo decantato da studenti, turisti e bagnati; la manifestazione “Ponteacco sotto le Stelle” e il presepio, che hanno rinnovato di anno in anno il successo della prima edizione; la distribuzione del Pane dell’Epifania di casa per casa; il recente mercatino che ha richiamato un interesse inatteso. …
28.06.2021, Ieri al Centro
L’Assemblea generale dei Soci è stato l’appuntamento principale di ieri. Non molti i soci presenti, alcune assenze giustificate anche tra i Consiglieri, l’adunanza ha approvato all’unanimità il bilancio consuntivo 2020 e preventivo 2021. Marcello era assente, pertanto mancava il suo tradizionale “no”, a prescindere. La relazione del Presidente sarà pubblicata domani e dopodomani. In essa è stato sottolineato il ruolo della Pro Loco, fatta di persone, organismo attivo e presente 365 giorni all’anno. Il Consiglio ha volutamente tenuto un profilo basso sulle iniziative previste per la seconda parte dell’anno, considerata la delusione per i mancati obiettivi dello scorso anno, a causa dell’emergenza sanitaria. Ospite dell’Assemblea è stato Gian Franco Specia, presidente del Consorzio fra le Pro Loco “Torre-Natisone” e presidente della Pro Loco Valle di Soffumbergo (Faedis). Il suo intervento ha ribadito l’importanza del nostro lavoro e ha sottolineato il ruolo importante delle Pro Loco sul territorio. È intervenuto Tiziano Onesti nel suo ruolo di presidente del Collegio dei Revisori dei Conti che ha lodato la precisione la puntualità della gestione economico-finanziaria. Nel suo saluto, il Sindaco ha ribadito l’eccellente rapporto di collaborazione tra il Comune e la Pro Loco, costituito da una condivisione di valori e obiettivi, La domenica mattina è terminata con la degustazione degli gnocchi preparati da Graziella, mentre Giovanni Culvan, nonno per la quarta volta, ha offerto ai presenti un brindisi in onore del nipote nato da pochi giorni. Una domenica vivace, molta gente al fiume, conclusa con una festa privata al Centro: un compleanno di bambini con numerosi genitori giovani.
27.06.2021, Siamo tutti buongustai (2/2)
Insomma, il verme della farina è di alto contenuto proteico, ricco di grassi e fibre. Le sue uova sono immerse nell’acqua bollente e successivamente disidratate. Sarà che il cibo a base di insetti costituisca una delle soluzioni nello sforzo per produrre emissioni di carbonio dovute alle catene di produzione alimentare. Ma i prodotti a base di iinsetti sono (ancora e per fortuna) vietati in alcuni Paesi come Austria, Italia, Germania, mentre si vendono in Belgio, Paesi Bassi, Danimarca e Finlandia. Sarà la volta di un altra istituzione, la Paff (Comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi) a convalidare o meno l’autorizzazione alla messa in vendita. Saremo vecchi, speriamo non rinco, Ci recheremo al Centro una domenica mattina del 2050 e chissà se assaggeremo gustose tartine di paté di vermi o intingoli con insetti croccanti.
26.06.2021, Siamo tutti buongustai (1/2)
Ci piace il buon salame, tutti gli affettati, gli spuntini deliziosi e fantasiosi. Probabilmente faremo molta fatica ad accettare gli insetti che presto potrebbero finire sulle tavole di tutti gli europei, in forma di croccante „finger food“, nei biscotti e, perché no, in bevande proteiche. Il verme della farina, la forma larvale del coleottero „Tenebrio molitor“ è il primo insetto che l’Agenzia per la Sicurezza alimentare europea (EFSA) autorizza per il consumo umano. La richiesta era arrivata da parte dell’azienda francese di produzione di insetti per alimenti, la Agronutris. E i francesi si intendono di vermi commestibili. I nostri ex-emigranti tornavano dalla Francia muniti di un puzzolente formaggio racchiuso in scatole di compensato: una volta aperto e tagliato, si presentavano stomachevoli vermetti ciccioni, corti e bianchi, che i „buongustai“ cacciavano con un pezzetto di polenta per poi ingurgitare il miscuglio, sotto gli occhi allibiti di bambini e familiari. Qualche lettrice o lettore forse ricorda il nome di questa „squisitezza“, il cui trasporto sui mezzi pubblici di quel Paese è vietato se non sono prese determinate precauzioni?
25.06.2021, Le estati di tanti anni fa (4/4)
Il brijame (si veda la notizia di ieri) doveva risultare perfetto: il peso lo si distribuiva con precisione, la sua larghezza non doveva superare una precisa dimensione perché i sentieri erano piuttosto stretti e si rischiava di perdere parte del carico, trattenuto dai rami e dalle frasche del bosco. I sentieri non erano autostrade. Era necessario state attenti allo sviluppo di radici, c’erano tratti ripidi e fangosi, ai piedi generalmente c’erano solo le pedule. Alcune coraggiose del paese facevano anche due viaggi al giorno. I nostri nonni, ma anche la maggior parte delle nonne, erano distrutti dalla fatica, bruciati dal sole. Quando riportiamo l’età nel ricordo dei nostri defunti, a volte esclamiamo: «Ma come, aveva solo 58 anni? Aveva solo 60? È come se ne avesse avuti 90». Erano le impressionanti fatiche di un tempo e tante persone adulte in paese, oggi a loro volta nonni o nonne, si ricordano di quest’esperienza estiva. Di abbronzature brucianti e sembra beffardo, oggi procurarsele a pagamento sulle spiagge della Grecia, della Croazia o di Sharm.
24.06.2021, Le estati di tanti anni fa (3/4)
La meda (kopà) era uno degli orgogli della famiglia dopo la buona stalla, un buon pollaio, una vivace conigliera e un bell’orto ricco di piante per fare quei deliziosi minestroni alle verdure, comodamente oggi acquistate in sacchetti surgelati. Mentre si preparavano le lonze, questi mucchi snelli di fieno, alti sui 2-3 metri, sorretti da un palo e da paletti trasversali, il „capo“ della meda provvedeva a fare il cappello e a creare la base di questo depositi di fieno, fatta con frasche di castagno. La kopà doveva essere esteticamente bella, di forma regolare, panciuta o snella, a forma di fiasco, alta o rotondeggiante. Un’opera malfatta era oggetto di scherno in osteria o sulla panchina del paese. Dopo alcuni giorni, quando il fieno delle lonze era asciutto, si procedeva alla creazione vera e propria della kopà. Il suo scopo era quello di creare una riserva di fieno, da trasportare nel proprio fienile prima dell’inverno. Si creava un ingegnoso intreccio di varzè (corde), il brìjame, sul quale si depositava consistenti quantità di fieno che era successivamente „impacchettato“ per essere trasportato in paese, sul fienile. Questi mucchi impecchettati potevano pesare anche cento chili …
23.06.2021, Le estati di tanti anni fa (2/4)
Entravano in azione gli altri componenti della famiglia, i più giovani che, anziché potersi concedere il lusso di girarsi nel letto e godersi le vacanze, niente, si dovevano alzare alle 07:00, fare colazione e raggiungere di filato a piedi la parrocchia di San Pietro al Natisone per frequentare un’ora di assurda, inutile e obbligatoria dottrina. Un’ora e più di preghiere e spiegazioni impartite ai ragazzi da persone che già vivevano nell’agiatezza e che non conoscevano la fatica. Tornati a casa, si dividevano i compiti: di corsa in montagna con il rastrello, con i piatti e i bicchieri in attesa del pane e del minestròn con le tajadèje che arrivava sul posto di lavoro entro mezzogiorno esatto, ancora caldo e con non poca fatica di una giovane per trasportarlo fin lassù. Dopo 4 o 5 ore, a seconda della superficie prativa, iniziava l’operazione di rastrellamento dell’erba tagliata da poco e ormai quasi asciutta. Tutte le braccia avevano valore, da quelle dei ragazzini a quelle delle donne, in una fatica immane che oggi è lontanamente immaginabile. Si facevano le lonze per favorire l’asciugatura completa dell’erba, poi dopo una settimana la kopà, ovvero la meda.
22.06.2021, Le estati di tanti anni fa (1/4)
Fare un parallelo tra le calde giornate d’estate di oggi e di ieri, è come parlare di due mondi opposti. Oggi siamo un po’ tutti impegnati nel valutare le mete dei prossimi viaggi, delle prossime vacanze. Ci interessano i pacchetti-sconto, prenotiamo il periodo di ferie in base alle nostre esigenze. Facciamo un balzo indietro nel tempo. Descriviamo le giornate calde di un’estate qualsiasi, anni ’50-’60. Gli uomini si alzavano alle 04:30 e dopo aver bevuto il caffè si incamminavano con la falce verso i prati che una volta circondavano il paese: le Teja, Ilenča, Màmula, Bula (in alto a sx della cava), Varhàk. Dopo una mezz’ora di buon cammino, la squadra arrivava sul prato dall’erba alta mezzo metro o più ed iniziava subito lo sfalcio, ad iniziare dalle aree più esposte al sole. L’erba doveva essere bagnata dalla „rosà“ , la rugiada del mattino, che favoriva il taglio più preciso, più radicale. I falciatori procedevano poi gradatamente verso le zone più in ombra, dove la rugiada si dissolveva per ultima. Verso le 09:30 erano raggiunti da giovani rinforzi …
21.06.2021, Ieri al Centro
Ore 11:45: ci scusiamo per il ritardo nel caricamento della notizia. La responsabilità è dell’operatore che, anziché fare il “doppio salva”, ne ha saltato uno. – Il Natisone è stato preso d’assalto da centinaia e centinaia di bagnanti, da Robič a Manzano. Affollati i soliti e noti luoghi di maggior richiamo, compresi Muz e Mulino. La calda giornata di ieri ha favorito l’uscita di molta gente. Quest’ultimo fine-settimana è stato davvero movimentato al punto che varie persone del borgo “tà na zìast” (sulla statale) chiederanno un’opinione alla Polizia stradale per quanto riguarda l’inquinamento acustico provocato dalle marmitte truccate di una buona percentuale di moto. Non si può stare in casa con la porta aperta. I conducenti di tali moto si divertono a disturbare e a non osservare il prescritto limite di 50, che vale per tutti i veicoli. Venerdì e sabato si sono svolte due feste private decisamente allegre con bambini e musica. Ieri la domenica ha visto l’affluenza di un buon numero di soci e un gruppo di questi si è trattenuto fino alle 13:30. Domenica prossima si svolgerà l’Assemblea generale dei soci, alla quale tutti sono invitati a partecipare. Buon settimana!
20.06.2021, Il sabba (4/4)
La tenebrosa cerimonia, blasfema e orgiastica, terminava poco prima dell’alba con la consegna di polveri e sostanze velenose da usare nei malefici e con la raccomandazione da parte del diavolo di compiere sempre e continuamente ogni male possibile una volta rientrati nella dimensione normale del mondo. Si sa che non ci sono prove attendibili e testimonianze concrete che possano garantire con certezza quanto abbiamo scritto in queste quattro news. Sembrava una contro-risposta ai riti agrari cristiani e provocavano un terribile impatto sulla popolazione, spesso consumatrice di sostanze eccitanti per calmare i morsi della fame. Sfoltiti molti degli incontri che ogni paese racconta, chissà se alcune praterie deserte e magre del Natisone, vicino a noi, possano davvero raccontare qualcosa.
