{"id":31566,"date":"2026-06-04T04:00:00","date_gmt":"2026-06-04T04:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/lnx.ponteacco.it\/wp\/?p=31566"},"modified":"2026-06-01T18:00:13","modified_gmt":"2026-06-01T18:00:13","slug":"04-6-2026-lesperimento-piu-lento-del-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lnx.ponteacco.it\/wp\/04-6-2026-lesperimento-piu-lento-del-mondo\/","title":{"rendered":"\u00a004.6.2026 L&#8217;esperimento pi\u00f9 lento del mondo"},"content":{"rendered":"\n<p>(Articolo di Elvira C.)<\/p>\n\n\n\n<p>Viviamo in un\u2019epoca in cui tutto corre. I messaggi arrivano in un secondo, i video si caricano in pochi istanti e, se una pagina internet impiega pi\u00f9 di qualche secondo ad aprirsi, gi\u00e0 iniziamo a innervosirci. Eppure, in Australia esiste un esperimento scientifico che sembra fatto apposta per mettere alla prova la nostra pazienza: l\u2019esperimento della goccia di pece. La storia inizia nel 1927 all\u2019Universit\u00e0 del Queensland, a Brisbane. Il professor Thomas Parnell voleva dimostrare ai suoi studenti una cosa sorprendente: alcune sostanze che sembrano solide, in realt\u00e0, si comportano come liquidi. Tra queste c\u2019\u00e8 la pece, una sostanza nera e molto viscosa, simile al catrame. Per realizzare l\u2019esperimento, Parnell vers\u00f2 della pece riscaldata in un imbuto e lo sigill\u00f2. Dopo tre anni di attesa \u2013 s\u00ec, tre anni solo per preparare il tutto \u2013 apr\u00ec il fondo dell\u2019imbuto e lasci\u00f2 che la pece iniziasse la sua lentissima discesa. Da quel momento, gli scienziati hanno osservato la formazione delle gocce che, una dopo l\u2019altra, si staccano dall\u2019imbuto a intervalli di molti anni. Grazie a questo esperimento si \u00e8 scoperto che la pece \u00e8 circa 230 miliardi di volte pi\u00f9 viscosa dell\u2019acqua. In pratica, \u00e8 un liquido che sembra aver deciso di vivere al rallentatore. Ma la parte pi\u00f9 divertente della storia riguarda le gocce stesse. Gli scienziati hanno passato anni ad aspettare il momento del distacco, riuscendo per\u00f2 spesso a perderlo. Nel 1988, quando cadde la settima goccia, il responsabile dell\u2019esperimento, John Mainstone, era andato a prendere un caff\u00e8. Una pausa di pochi minuti, ma evidentemente troppo lunga. La storia si ripet\u00e9 nel 2000. Per non rischiare di perdere l\u2019ottava goccia era stata installata una webcam. Peccato che la telecamera si guast\u00f2 proprio poco prima del momento tanto atteso. Una sfortuna quasi comica. Per evitare altri incidenti, la nona goccia fu sorvegliata da pi\u00f9 telecamere e persino da un orologio inquadrato accanto all\u2019imbuto. Tuttavia, anche questa volta non tutto and\u00f2 secondo i piani. Nel 2014 la goccia stava finalmente per unirsi alle precedenti, ma durante una semplice operazione di manutenzione un movimento accidentale della struttura la fece staccare. L\u2019esperimento continua ancora oggi ed \u00e8 osservabile tramite internet. Insomma, a volte le scoperte scientifiche pi\u00f9 interessanti richiedono tempi lunghissimi. E una dose davvero straordinaria di pazienza e di fortuna!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Articolo di Elvira C.) Viviamo in un\u2019epoca in cui tutto corre. I messaggi arrivano in un secondo, i video si caricano in pochi istanti e, se una pagina internet impiega pi\u00f9 di qualche secondo ad aprirsi, gi\u00e0 iniziamo a innervosirci. 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