(Articolo di Elvira C.)
Immaginate la scena. Siete il re indiscusso del quartiere. Avete il barbecue più grande, la macchina più lucida e decidete voi a che ora si fa silenzio la sera. Poi, un giorno, si trasferisce il nuovo vicino. All’inizio sembra innocuo, ma nel giro di pochi mesi il suo prato diventa più verde del vostro e la sua griglia inizia a emettere profumi decisamente più invitanti dei vostri hamburger bruciacchiati. Cosa fa una persona matura? Complimenti sinceri e scambio di ricette. Cosa fa una superpotenza globale? Inizia a studiare un piano per sabotargli l’impianto di irrigazione. In geopolitica questo travaso di bile ha un nome colto: la “Trappola di Tucidide”. Lo storico greco antico, osservando Atene e Sparta, capì che quando una potenza emergente minaccia di spodestare quella dominante, la guerra diventa quasi inevitabile. Il motivo? Non è la cattiveria, ma la pura, gloriosa e umanissima paranoia. La potenza in declino soffre della “sindrome dell’ex campione dei pesi massimi”. Guarda i propri acciacchi, vede il rivale fare flessioni con un braccio solo e va nel panico. Invece di accettare il tempo che passa o, paradossalmente, mettersi a dieta, la vecchia gloria decide che l’unica soluzione per mantenere la corona è tirare un pugno a tradimento prima che l’altro finisca il riscaldamento. È la logica della guerra preventiva: “Ti picchio oggi perché domani potresti farlo tu, e io domani avrò sicuramente il mal di schiena”. Oggi i protagonisti sono cambiati – dagli scudi di bronzo siamo passati ai microchip e ai dazi commerciali – ma il copione è lo stesso da venticinque secoli. Cambiano i vicini, ma la gelosia per il barbecue resta identica. La vera sfida per il futuro non sarà tanto stabilire chi ha l’economia più grande, quanto convincere i leader mondiali che andare in pensione con dignità, dopotutto, non è poi così male.
