26.02.2021, Amici a 4 zampe

   Caterina è conosciuta per il suo profondo amore verso gli animali in genere e verso i cani in particolare. Vive “in simbiosi” con i suoi amici a 4 zampe e, da come ci racconta, questo è un periodo favorevole per i canili in quanto è aumentato parecchio il numero di cani e gatti adottati, sia cuccioli che adulti. «Uno degli antidoti per affrontare questo lungo periodo di ristrettezze e limitazioni ha spesso quattro zampe -ci dice- e un cuore colmo di riconoscenza». Si parla di un 15% in più di adozioni. Dati positivi per il centro di Udine, che ha risposto anche alle richieste giunte da fuori regione. Purtroppo però non è scomparso il triste fenomeno della “cessione di animali per cause economiche”, in aumento nell’ultimo trimestre dello scorso anno, causato anche per il decesso dei proprietari e con figli che non hanno potuto prendersi cura dei cani o dei gatti dei genitori. I vantaggi dell’avere accanto un animale da compagnia sono molti: benessere mentale, affetto garantito, allegria, attività fisica. Oltre un terzo delle famiglie friulane possiede un cane o un gatto.

25.02.2021, Una bella amicizia virtuale

   La vicepresidente Claudia Bait è conosciuta per le sue competenze tecnologiche, per i suoi video relativi a feste e cerimonie. Non nasconde di avere un debole per la tecnologia, per i social e parte del suo tempo libero, soprattutto dopo cena, lo trascorre al computer facendo ricerche, rispondendo ai messaggi e alle mail. Tempo fa, scorrendo la lista della posta elettronica pervenuta, tra desiderate e indesiderate, si è imbattuta in un messaggio scritto dall’Oklaoma/USA e firmato da tale Gary D. Byte. Incuriosita e dubbiosa sulla presenza o meno di un messaggio “spam”, ha deciso non gettarlo nel cestino e da qui è partita un’insolita amicizia che li vede legati per la ricostruzione dell’albero genealogico della grande famiglia “Bait”, “Byte” in forma grafica statunitense. Il signor Gary è un “Bait” ed è riuscito a creare l’albero genealogico di tutti i discendenti. Claudia, incuriosita dal lavoro di suo “cugino” ha effettuato sue ricerche e riscontri riuscendo ad identificare i suoi avi fino alla sesta generazione (1770, quando regnava ancora la Serenissima) e questo per dare una mano a Gary. Tra i due si sono infittiti i contatti ed è nata un’amicizia virtuale assai solida. Il signor Gary è riuscito a contattare Claudia per puro caso: leggendo il nostro sito, era emersa una notizia legata al nonno paterno della vicepresidente, Eugenio Bait. Da qui, nella sezione “Contatti” ha trovato il recapito mail di Claudia. La loro amicizia è partita da lì. Bait e Byte assicurano di volere pubblicare il loro lavoro di ricerca non appena sarà concluso.

24.02.2021, Viviamo di stress (3/3)

   Esiste una specie di “classifica” che stabilisce le principali fonti di stress. L’abbiamo trovata su Internet, risale al 1971 ed è stata redatta dallo psicologo Eugene Paykel. La scala riporta 61 eventi messi in primo piano dai suoi pazienti. Ne riportiamo i primi 25: al primo posto c’è la morte di un figlio, poi quella del coniuge, poi di un familiare stretto, l’infedeltà del coniuge, morte di un caro amico, grosse difficoltà finanziarie, licenziamento, perdita di immobile per esecuzione giudiziaria, aborto o figlio nato morto, divorzio, separazione coniugale dovuta a conflitti, chiamata in giudizio per gravi violazioni della legge, gravidanza non desiderata, ricovero in ospedale per grave malattia di un familiare, grave malattia personale, inizio di relazione extraconiugale, perdita di oggetti personali di valore, causa legale, matrimonio del figlio senza consenso, aumento dei conflitti coniugali, aumento dei conflitti con familiari conviventi, grosso debito, partenza del figlio per motivi di studio o lavoro, retrocessione nel lavoro, conflitto nell’ambiente di lavoro/colleghi.

23.02.2021, Viviamo di stress (2/3)

   Quali sono oggi le maggiori cause di stress? Il disturbo che cerchiamo di analizzare varia da persona a persone, da sensibilità a sensibilità. La famiglia è il gruppo di supporto fondamentale e un evento negativo che la colpisca è in grado di destabilizzare profondamente. Al di fuori della famiglia ci sono altri gruppi sociali di grande importanza e fonte di possibile affaticamento mentale come la morte di un amico e le forme di discriminazione sociale, nonché la solitudine, l’esclusione dal contesto sociale. Gli adolescenti vivono il mondo della scuola in un consueto batticuore specie se ci sono disaccordi con insegnanti e compagni di classe. Sono un’enorme fonte di stress tutti i problemi economici causati da un aumento della povertà anche nella nostra seppur ricca regione, perché gioca un ruolo di rilievo la nostra sociertà fortemente individualizzata. Spesso diciamo: una volta c’era il paese, ci conoscevamo profondamente tutti e non dimentichiamo, poi, i problemi di salute. Nella nistra regione sarebbero alcune decine di migliaia le persone maggiorenni che mostrano un atteggiamento ossessivo verso la propria salute.

22.02.2021, Ieri in paese

Le settimane trascorrono veloci, se pensiamo che domenica prossima sarà già la fine del mese. Tutta feriale la “7 giorni” che inizia oggi. In paese il fine-settimana appena concluso è trascorso nella sua piena tranquillità. Grazie ai centri commerciali chiusi, c’è stato un discreto movimento di vetture con una presenza consistente sul Matajur, preso d’assalto da gitanti muniti per lo più di slitta. Vivace anche il transito lungo la ciclo-pedonale Ponteacco-San Pietro, sempre frequentata volentieri da chi desidera fare una passeggiata e sgranchirsi le gambe. Nella parrocchia di San Pietro al Natisone proseguono le lezioni di dottrina in vista della Prima Comunione che si svolgerà l’11 aprile. Ci sono anche in paese alcuni comunicandi, considerato che il sacramento è saltato lo scorso anno a causa dell’emergenza sanitaria. Auguriamo giorni sereni: da domani a venerdì, oltre al bel tempo, ci sarà un piacevole aumento della temperatura che ci concederà un assaggio di primavera.

21.02.2021, Viviamo di stress (1/3)

   A sentire molte persone del paese, l’opinione più diffusa è che si viva di stress. Da un anno a questa parte molti risentono dell’emergenza sanitaria che ha aggiunto una nuova fonte di stress a quelle già presenti. Alcune persone non riescono a recuperare l’equilibrio, altre sentono aver perso in parte il proprio autocontrollo. L’ansia del contagio, la paura di ammalarsi, di morire, di finire soli in isolamento ci ha reso più fragili, proprio a causa del martellamento quotidiano di tutti quei fattori che ci preoccupano. Certo, ci saranno anche le fluttuazioni ormonali che possono incrementare una risposta sfavorevole, ma intanto si “rumina e si rumina”, cioè si elabora quell’insieme di pensieri ossessivi e continui su situazioni spiacevoli. Chi più, chi meno, possiamo dire di essere un po’ tutti logorati. La paura della solitudine e le immagini prodotte da tv e giornali confermano l’ansia e la paura. Forse non tutti hanno dimenticato la triste esperienza di una paesana che poco meno di un anno fa ha accompagnato il papà all’ospedale e dopo 15 giorni glielo hanno consegnato in un urna, senza poterlo salutare e abbracciare. Questo fa paura, genera stress. E non solo questo …

20.02.2021, La grande paura della notte (5/5)

Che bambino avrebbe mai avuto il coraggio di andare nella stalla attigua? Oppure di salire alle camere del primo piano utilizzando l’unica scala esterna? Il calare delle tenebre era il segnale che richiamava la remota paura del vagare notturno delle creature di un mondo parallelo fatto di krivapete, baladanti, spettri, spiriti, anime inquiete, presenze indefinite e altri inquietanti esseri amanti delle tenebre. E quando c’era il morto in casa, provocato da un decesso, nel borgo buio, senza luce, allora la paura era totale per i bambini e una certa inquietudine serpeggiava anche tra gli adulti. Erano molto rare le persone che percorrevano le vie del paese o le vie di campagna dopo il tramonto: si trattava di qualche viandante, di qualche commerciante che si era attardato, di qualche innamorato. Nel penetrante silenzio dell’oscurità, sulla celù si sentiva in lontananza il rumore delle macine del mulino ad infrangere la silente staticità della notte, illuminato da una fioca lanterna che rischiarava il profilo del mugnaio in attesa della conclusione del suo solitario lavoro notturno. Poi, finalmente, sono arrivati gli anni ’70 con il juke-box acceso fino a tardi, non l’andirivieni di auto … era già un’altra era.

19.02.2021, La grande paura della notte

   Era davvero coraggioso il mežnar (sacrestano o nonzolo) del nostro paese: andare a suonare l’Avemaria a piedi, nella notte che volgeva all’alba e nel tramonto che sconfinava nella notte, in una chiesa un po’ distante. Il clak-clak della pesante serratura, l’avvicinarsi alle corde in un ambiente ormai, o ancora, inghiottito dalle tenebre. L’Avemaria qualche batticuore ai sacrestani certamente l’avrà anche dato: vecchie paure, la sensazione di essere spiati da qualcuno, la presenza di qualche animale. La loro meritoria azione, mai sufficientemente pagata o riconosciuta, rappresentava quotidianamente il confine tra il giorno e la notte e tra la notte e il giorno, il margine fra la luce e le tenebre. Si chiamava “Avemaria” e non “Padrenostro” perché invitava a pregare la Madonna protettrice. Il suono della sera segnava l’estremo confine del giorno e obbligava al ritiro completo, specie delle giovani e dei ragazzi, perché era giunta l’oscurità. Il giorno, infatti, cedeva il passo al buio con le sue inquietanti presenze e con le entità amanti delle tenebri. La condizione oppressiva di queste nostre famiglie numerose era consolata dalla recita familiare del Rosario, ogni sera. Il suono dell’Avemaria richiamava i paesani alla preghiera e alla lode divina e serviva anche per scandire le fasi della giornata.

18.02.2021, La grande paura della notte (3/5)

  In passato il regno della notte a Ponteacco è stato sempre misterioso e minaccioso per i nostri bisnonni. In molte religioni e soprattutto nel cristianesimo, il male si annida nelle tenebre e le sue forze prediligono l’oscurità. Nelle tenebre le potenze notturne hanno avuto sempre il loro palcoscenico e la notte è stata il veicolo delle apparizioni misteriose, paurose. Fino a qualche decennio fa, i nostri paesani che si attardavano a Sorzento, dalla Mihelinka, per l’ultimo taglietto di vino, a volte rientravano a casa spaventati (o buoni attori?) raccontando incontri inquietanti, sensazioni di terrore avvertiti lungo la via di ritorno, soprattutto dalle parti delle Teja o delle Makota. Racconti forse alimentati proprio dall’ultimo bicchiere, ma che comunque terrorizzavano i bambini i quali assistevano in casa alla sprangatura delle porte e delle finestre, alla chiusura ermetica delle antine delle finestre. C’erano momenti in cui si svolgevano anche lavori di veglia notturna, come la lavorazione delle pannocchie, oppure la luce accesa fino a tardi, ma in poche case, come nella sartoria di Ida Jòszova, la cui luce … ardeva … a volte fin oltre mezzanotte.

17.02.2021, La grande paura della notte (2/5)

   In quei tempi, diciamo dagli anni Cinquanta indietro, non esisteva la televisione e a inizio secolo neppure la corrente elettrica, né locali di ritrovo notturni. Bastava un filo di vento a muovere una fronda per confonderlo con uno spettro, o il lunare biancore lattiginoso, riflesso su un muro, per intravedere un fantasma. Le notti dei nostri antenati erano piene di inquietudine, brividi e angoscia. Si trattava di stati emotivi aggravati dai racconti paurosi di zii e nonni che terrorizzavano tutti i bambini poiché intuivano, anche se piccoli, una sorta di paura presente anche negli adulti. Il diabolico, il fantastico, l’infero, il mortifero e l’immaginario più pauroso avevano la notte come principale sfondo d’azione, il momento privilegiato della loro manifestazione. La notte dei nostri trisavoli era costituita da figure incerte: presenze ambigue che provenivano da una dimensione sospesa con una consistenza indefinita, fluente, fumosa, velata, con il sottofondo di strade e borghi di Ponteacco immersi in un inquietante silenzio. Questo “indefinito” che oltrepassava le muraglie degli orti, i muri del cortile dei Serafini, si aggirava dientro le stalle e poteva spaventare uomini e animali colti nel sonno …