22.05.2022 Lo šparunjak e la mušnica (2/2)

   La valenza semantica dei due vocaboli non si sovrappone, sono parole diverse. “Špàrunjak”, utilizzato da noi fino a una quarantina-cinquantina d’anni fa, è un calco del sostantivo tedesco “”Sparbüchse”, la cui radice è “Spar” = risparmio, mentre la desinenza “unjak”, piuttosto comune, la possiamo assimilare a “strumento atto a…”. Dunque, Šparunjak = strumento/accessorio atto al risparmio. La mušnica è il raccoglitore delle offerte composto da un sacchetto e da una pertica per agevolare il mežnar -il sacrestano- nel suo passaggio di panca in panca. In alcune zone del Friuli e del Veneto, la musina-mušnica significa “salvadanaio”. È un oggetto in terracotta, di forma quasi sferica, che si appoggia su un cerchio dello stesso materiale. Nella parte superiore presenta una fessura orizzontale a mo’ di bocca e ancor oggi, alla forma arrotondata si aggiungono altri particolare: occhi, naso, orecchie; per questo motivo la parola “musina” è associata arbitrariamente a “muso”. Ma, secondo una nostra ricerca, la corretta etimologia del termine ha altre origini. La parola “musina” deriva dal latino popolare “elee-mosyna”, che a suo volta deriva dal greco “eleemosyìne”, dove il prefisso “eleéin” significa aver pietà, Giovanni Pascoli, nella sua poesia “Valentino” recita “…/quel tintinnante salvadanaio: ora è vuoto, / e cantò più di un mese , per riempirlo, tutto il pollaio”. 

21.05.2022, Lo šparunjak e la mušnica

   Che nervoso! Aver bisogno di 100 lire per un gelato, vederle nello šparunjak, il salvadanaio metallico della Banca Cattolica del Veneto, e non riuscire a recuperare l’agognata moneta provando tutti i sistemi possibili: rovesciandolo, inclinandolo,  utilizzando un bastoncino sottile. Niente da fare: sull’imboccatura del salvadanaio si presentava una lunga fila di dentini a semicerchio che permettevano l’introduzione delle (rare) banconote e monete, ma non la loro fuoruscita, spesso “furtiva”. Non restava altro, dopo mesi e mesi di risparmio, che portare il contenitore alla sede della banca Cattolica del Veneto, a San Pietro al Natisone, prima a fianco del panificio Talotti, poi dov’era recentemente l’ambulatorio del dott. Cavallaro e chiedere al signor Bacchetti di aprirlo, contarne il contenuto accreditandone la somma sul libretto di risparmio. Bella consolazione! Quanti piccoli sacrifici, quante rinunce si sono accumulate il quel mucchietto di spiccioli che continuava ad essere inutilizzabile. Il risparmio non era finalizzato all’acquisto di un gioco, ma al rinnovo della biancheria intima, del grembiule … che cose se ne poteva fare un ragazzino delle mutande nuove, della canottiera, quando in quella somma erano “nascosti” almeno una ventina di fior di fragola, le figurine della cartoleria Fulla, il giro in giostra? A parte questi piccoli ricordi, che oggi nei tempi dell’abbondanza non sarebbero compresi dai coetanei d’oggi, carichi di telefonini, tablet e video giochi, ci soffermiamo sui termini “šparunjak e mušnica”, tratti dal vocabolario italiano-nediško …

20.05.2022, Come possiamo difenderci dai vigili di Cividale?

   Le multe fioccano e i punti si decurtano a volontà ed è un collaudato sistema per fare cassa. Nessuno ci fa caso, ma gli autovelox, quegli orribili bussolotti posti all’inizio di Sanguarzo, di Madriolo e di Cividale-Barbetta, sono diventati i nemici numero uno per le persone che al mattino vanno a lavorare per pagare le tasse. Funzionano e non funzionano: dipende se all’interno c’è la strumentazione che immortala il trasgressore. In caso affermativo, la sanzione arriverà comodamente a casa, senza contestazione sul posto. È possibile opporsi, anzitutto verificando tutta la documentazione allegata alla contravvenzione, come foto o video. Il multato può cercare, anche con la lente d’ingrandimento, eventuali inesattezze come il numero di targa che dev’essere chiarissimo e incontestabile, oppure verificare che la cifra 8 non sia la cifra 6. Sono tutti giusti elementi su cui fondare il ricorso e la richiesta di annullamento del verbale a patto che si rispettino i tempi di presentazione della mozione. Per il Giudice di Pace di UD (viale Trieste) ci sono 30 giorni di tempo, per il Prefetto 60.

19.05.2022, Klabuk e fazù, cappello e fazzoletto (3/3)

   Secondo le regole del tempo, le donne erano tenute a indossare il fazzoletto all’ingresso in chiesa in segno di rispetto. Le persone più anziane ricordano che a volte era richiesto addirittura il velo per assistere alla messa. Il fazzoletto era annodato sotto il mento, così come si vede oggi la regina Elisabetta in alcune fotografie scattate all’esterno. Nei giorni feriali generalmente la parte anteriore poggiava sulla fronte in modo più o meno aderente, come una cuffia; nascondeva le orecchie ma lasciava intravvedere i roncini, gli orecchini. Era diffusamente indossato durante i faticosi lavori in campagna. L’immagine corre alle donne sudate e stanche dopo aver trascorso la giornata piegate in due nell’orto o intente a togliere le erbacce che crescevano vicine al granoturco, divorate dai moscerini, con la pelle del viso bruciata dalla fatica e dal sole. Le signore benestanti non lo usavano perché era sempre un segno di distinzione: la dolcezza dignitosa  con l’aspetto umile da una parte e la cosiddetta “signorilità” dall’altra. 

18.05.2022, Klabuk e fazù, cappello e fazzoletto (2/3)

   Il fazù -fazzoletto da testa-  verso la metà del Settecento iniziò a diffondersi in tutte le Valli. Inizialmente impiegato come segno di una condizione quale la vedovanza, dagli inizi del Novecento passò all’uso quotidiano e non solo per la Prima Comunione, la Cresima o le processioni a San Pietro. Era un capo d’abbigliamento dalle tonalità monocromatiche scure, di lana o cotone. Inizialmente fu utilizzato solo nei giorni feriali, poi anche in quelli festivi. Sorprendeva la persona molto anziana (parliamo di una cinquantenne del tempo!) priva di fazzoletto. Chi scrive la news non ricorda la Nuta Ròskova senza fazù, oppure la Luzia di Luigino e in tempi recenti anche la Malia. La foggia tradizionale era quella in cui, piegato il fazzoletto su una diagonale, le cocche si annodavano sulla nuca, fermando su essa il triangolo che si formava e pendeva posteriormente …

17.05.2022, Klabùk e fazù – Cappello e fazzoletto (1/3)

   A volte ci capita di recuperare alcuni argomenti trattati nelle news già pubblicate. Lo facciamo non certamente per “ricopiare” temi già scritti, semmai per aggiungere novità o contesti su quanto già svolto a suo tempo. Sicuramente ci siamo già occupati di cappelli e fazzoletti e dopo alcune ricerche abbiamo trovato altri aspetti che integrano ciò che abbiamo scritto. Tutti gli uomini non solo del nostro paese, dalla chiamata alla coscrizione fino al termine della vita, indossavano il cappello. Non si usciva da casa privi di copricapo. Era considerato un gesto poco riverente verso la società. C’era il klabùk -cappello- della festa, generalmente elegante, rifinito, estivo o invernale, c’era il cappello da lavoro che aveva lo scopo principale di proteggere la testa dai raggi cocenti del sole e non di rado c’era un terzo cappello più strapazzone, adibito all’esecuzione di lavori meno puliti o più carichi di polvere, come ad esempio il trasporto e lo stoccaggio del fieno. I cappelli si acquistavano da Bier, a Cividale, un negozio specializzato che ha fatto la fortuna ricoprendo il capo di tutto il mandamento. Se è vera la teoria del capello poco ossigenato e quindi destinato a calvizie precoce, l’uso continuo del copricapo può essere la causa di irreversibili “pelate” presenti in uomini anche giovani …

16.05.2022, Ieri al Centro

   La domenica ponteacchese, ieri si è distinta per due argomenti: la vivace mattinata trascosa al Centro e il traffico sulla statale. Il turno gestito da Claudia e Paolo si è svolto con la notevole presenza di soci, alla quale si è aggiunto un gruppo di invitati a un compleanno festeggiato in un’abitazione del paese. Hanno pensato: “Fermiamoci al Centro per un drink prima di raggiungere l’abitazione”. L’argomento principale di discussione e confronto è stato il commento sui lavori in corso in paese. Su permesso del Sindaco, alcune vetture si erano già parcheggiate negli spazi vuoti, al fine di evitare la lunga fila indiana di auto fino in piazza. A fine turno il nuovo parcheggio è stato richiuso in attesa del collaudo che potrebbe avvenire in questi prossimi  giorni. La statale è stata messa a dura prova per l’imponente volume di traffico: due corse ciclistiche la mattina hanno paralizzato il transito di auto, mentre il numero di moto da e per la Slovenia a nostro avviso ha raggiunto almeno due-tre centinaia di mezzi. Il pomeriggio al Centro è stato festeggiato un altro compleanno. Il cancello si è chiuso dopo le 19:00. Auguriamo una piacevole settimana.

15.05.2022, È stato presentato il progetto “Open Fiber”

   L’altra sera al Centro si è svolto un incontro nel corso del quale è stato presentato (a un pubblico non numeroso) il progetto “Open Fiber”, il nuovo sistema futuristico per l’accesso a Internet. Facciamo solo un riassunto, poiché l’argomento è carico di dati, sigle e neologismi a volte difficili da comprendere. Il sistema che oggi è in funzione si definisce “ADSL” poichè il collegamento avviene esclusivamente con cavetti di rame, quello che tra poco potremo scegliere, invece, è l'”FTTH”, solo in fibra. Il collegamento in “up-load” e “down-load” avverrà alla velocità di 1 Giga, rispetto agli attuali 300-400 Megabyte. L’impianto in fibra è stato già posato per Ponteacco e i cavi scorrono nel tubo sotterraneo della pubblica illuminazione. Dalla muffola (pozzetti con inciso il marchio “BUL”) partirà la fibra fino all’utenza. C’è da dire che: a) al progetto “Open-Fiber” al momento non partecipa la TIM, ma Fastweb, Tiscali e Vodafone; “Open Fiber” fornisce il modem e il costo mensile dovrebbe aggirarsi sotto i 30 euro; il servizio sarà attivo dal prossimo luglio; se si desidera verificare la copertura, è possibile entrare in “Open Fiber” e compilare i campi relativi a città, via (frazione Ponteacco) e numero. 

14.05.2022, Auto elettriche a Ponteacco

    Sembra un “no grazie!” generale. Infatti, non ci risultano vetture ad alimentazione elettrica in paese. Non è certamente per lentezza nell’arrivo della tecnologia, poiché ormai vivere in città o in periferia finalmente non fa più differenza. Diciamo che c’è ancora diffidenza verso le cosiddette “Tesla” per tutta una serie di punti deboli. Il prezzo di listino è ancora troppo elevato rispetto ai modelli tradizionali, i tempi di ricarica sono troppo lunghi e costosi ed è diffusa la carenza di colonnine di ricarica. Cresce, sì, l’interesse per i modelli a batteria che i costruttori continuano a sfornare a ritmi elevati, ma la maggior parte degli acquirenti si ferma davanti al problema della ricarica e del costo iniziale dell’auto pari a un buon 30% in più rispetto le vetture tradizionali. Questa opinione dei paesani o dei valligiani è confermata dai numerosi sondaggi di mercato di questi ultimi mesi. Quasi tutti utilizziamo l’auto per i trasferimenti abituali, mentre il servizio pubblico di autocorriere è utilizzato da una minoranza. Chi ha guidato una vettura elettrica ne apprezza la silenziosità e il relax nella guida, ma a sfavore giocano il prezzo iniziale e il costo della ricarica. Arriverà tra poco anche da noi l’impianto di distribuzione di ricarica elettrica a costo quasi-zero a patto che nel frattempo si guardi la pubblicità trasmessa da monitori specifici? Se arriverà in Friuli, diciamo a Cividale, basterà a convincere gli scettici dell’auto elettrica? 

13.05.2022, Da dove veniamo?

   Siamo un popolo molto antico. La presenza umana nella Valle del Natisone risale al 5000 a.C. quando ha lasciato tracce nei ripari che costeggiano il Natisone. Poi arrivarono i Veneti, i Celti, i Romani, i barbari e i Longobardi. Verso il VI-VII secolo arrivano da est gli Slavi che si fermano a Ponte San Quirino, il loro estremo limite occidentale, nel corso delle grandi migrazioni destinate a cambiare il destino del Vecchio continente. Ce lo dice Paolo Diacono nell'”Historia Langobardorum”, che cita guerrieri slavi sconfitti da longobardi nell’anno 666 in località Broxas. Gli Slavi portarono con sé il retaggio sociale di tribù dedite all’agricoltura, di comunità con scarso senso gerarchico. La loro spiritualità pagana in breve tempo si fonde con quella cristiana.  Con il trascorrere dei secoli la parlata di ceppo slavo acquisisce influenze dall’attiguo mondo friulano e dall’Occidente latino. Una storia che dobbiamo difendere con orgoglio.