07.7.2026 Nuove stazioni per “ascoltare” la Terra meglio.

L’INGV ha appena potenziato gli “occhi” e le “orecchie” della rete di monitoraggio nazionale. Obiettivo: capire prima se qualcosa si muove sotto i nostri piedi, soprattutto nelle zone sismiche. Sono 25 le nuove stazioni che fanno parte del progetto PNRR-MEET – Monitoring Earth’s Evolution and Tectonics, realizzato da INGV in collaborazione con l’OGS. Cosa misurano 24 ore su 24? La temperatura dell’acqua di pozzi e sorgenti, la conducibilità elettrica, il livello dell’acqua e i parametri meteorologici locali. Tutte con sistemi di acquisizione dati omogenei e protocolli condivisi, così i dati di ogni stazione sono subito confrontabili e utilizzabili. In  Friuli-Venezia Giulia ne sono state installate 4 e sono stazioni permanenti in aree considerate strategiche per studiare i processi sismogenetici, dato che il Friuli è zona sismica ad alto rischio dal 1976. Monitorare pozzi e sorgenti serve perché variazioni di acqua, temperatura o chimica possono anticipare stress tettonici. Non sostituisce i sismografi. Li integra. L’idea di MEET è questa: le faglie non si muovono a secco. Acqua, fluidi e gas nel sottosuolo cambiano prima, durante e dopo uno stress sismico; Se una sorgente cambia temperatura o salinità all’improvviso, può essere un segnale da incrociare con i dati sismici. MEET ha contribuito a potenziare tutta la rete idrogeochimica INGV sul territorio nazionale. Intanto l’INGV sta installando anche altre reti: Clinometri nei vulcani siciliani (25 stazioni per misurare inclinazioni del suolo); GNSS ai Campi Flegrei, cioè 40 stazioni terrestri e marine per i sollevamenti; osservatori Sismici Urbani a Messina e Reggio Calabria per vedere come scuotono le città.  Insomma, sono 25 stazioni, “termometri della Terra” in più. Non prevedono i terremoti, ma danno più dati per studiarli. E 4 di queste guardano proprio il sottosuolo friulano.

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