(Articolo di Francesco Coren del 25.8.2011 / parte 2 di 2)
I nostri nonni o bisnonni falciavano l’erba su su fino a Mezzana ed immaginiamo il desiderio di finire la giornata con un bel tuffo al Muz; le nonne e bisnonne, impegnate anche loro con il fieno, aggiungevano ore di matika (zappa) nell’orto e nel campo di granoturco. La loro pelle era bruciata dal sole, altro che lampade o pre-esposizioni graduate! I bambini del tempo vedevano nel Natisone l’ unico punto di riferimento per lo svago, il divertimento e, talvolta, anche l’imperizia con tuffi da brivido e con la permanenza in acqua per ore ed ore, fino ad avere le labbra blu. Oggi c’è un approccio diverso con il Natisone, le spiagge del fiume sono molti multicolori: asciugamani, costumi, borsoni; senz’altro si rispetta di più il proprio corpo, evitando di esporlo a stress di raggi UVA, ma il Natisone rimane sempre il Natisone, sia oggi che ieri. Unico nella sua bellezza, luogo di divertimento e relax: il vero protagonista delle nostre estati.
