21.10.2026 La luce che ci manca.

(Articolo di Elvira C.)

La luce non serve soltanto a vedere: potrebbe avere un ruolo importante anche nel funzionamento del nostro organismo. Alcune ricerche suggeriscono infatti che la luce rossa e quella infrarossa contribuiscano al metabolismo cellulare, favorendo la produzione di energia. Il problema è che, con il passaggio alle moderne tecnologie di illuminazione, queste lunghezze d’onda sono diventate molto meno presenti negli ambienti in cui trascorriamo gran parte della giornata. Per miliardi di anni la vita sulla Terra si è sviluppata sotto la luce del Sole, ricca di radiazioni rosse e infrarosse. Queste lunghezze d’onda riescono a penetrare nei tessuti e vengono assorbite dall’organismo. Anche le vecchie lampadine a incandescenza, i camini e le candele producevano una quantità significativa di luce a onde lunghe. La situazione è cambiata con la diffusione dei led e dei moderni vetri per finestre progettati per bloccare gli infrarossi. I led, infatti, producono molta luce visibile ma praticamente nullaù oltre il rosso, mentre i vetri isolanti impediscono alla componente infrarossa della luce solare di entrare negli edifici. Secondo alcuni ricercatori, questo avrebbe ridotto drasticamente lo spettro luminoso a cui siamo esposti quotidianamente. Il possibile legame con la salute passa dai mitocondri, le strutture cellulari che producono l’ATP, la principale “moneta energetica” dell’organismo. Gli studi avviati dalla biofisica Tiina Karu alla fine degli anni Ottanta hanno suggerito che la luce rossa possa accelerare l’attività dei mitocondri. Oggi la cosiddetta terapia della luce rossa viene studiata o utilizzata in diversi ambiti, dalla guarigione delle ferite ai disturbi dermatologici e al dolore. Alcuni esperimenti hanno inoltre osservato possibili effetti sulla glicemia. In uno studio, per esempio, brevi esposizioni alla luce rossa hanno ridotto il picco glicemico dopo l’assunzione di glucosio. Altre ricerche hanno trovato associazioni tra maggiore esposizione alla luce naturale e migliori indicatori metabolici o una minore incidenza di alcuni disturbi legati all’invecchiamento. Tuttavia, molti di questi risultati sono ancora preliminari e non dimostrano che la carenza di luce rossa sia la causa di malattie come diabete, demenza o tumori. L’idea più interessante è quindi che la luce possa essere considerata una sorta di “nutriente” per le cellule. Secondo i ricercatori citati nell’articolo, sarebbe utile progettare ambienti interni che garantiscano una maggiore esposizione alla luce naturale e a uno spettro luminoso più completo. La soluzione, insomma, potrebbe essere meno complicata di quanto sembri: passare più tempo alla luce naturale, quando possibile, e ripensare l’illuminazione degli ambienti chiusi. Ma la ricerca deve ancora stabilire con precisione quanta luce serva, quali lunghezze d’onda siano più efficaci e quali siano i reali benefici sulla salute.

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