21.5.2026  Ricordi…canini.

Vi ricordate quando i veterinari vaccinavano i cani gratis in piazza negli anni ’70-’80? Una volta all’anno il distretto sanitario mandava i veterinari nelle piazze dei paesi  a vaccinare tutti i cani con l’antirabbica, gratuitamente, dei veri ambulatori all’aperto. C’erano tanti cani da guardia, cani randagi, cani “del paese”, adottati da tutti, per lo più meticci; oggi i cani sono di razza e di compagnia e necessitano di microchip e di una serie di vaccinazioni infinite, a pagamento.  Quegli anni del ‘900 erano l’epoca della campagna contro la rabbia e la cimurro. I cani erano tantissimi, vivevano fuori, spesso non avevano libretto sanitario. Per bloccare le epidemie, le Aziende Sanitarie locali e i Comuni organizzarono le “giornate vaccinali”. I veterinari ASL si mettevano a un tavolino, con siringhe, cotone e timbri.  La gente faceva la fila con il cane al guinzaglio, a volte anche con la museruola. Non c’erano appuntamenti: chi arrivava per primo veniva vaccinato per primo. Si pagava solo se volevi il libretto nuovo. Era un momento di paese che, a Ponteacco, si svolgeva nel cortile del bar: i nonni chiacchieravano, i bambini accarezzavano i cuccioli, i cani abbaiavano e qualche volta baruffavano.  Con gli anni ’90 le regole sono diventate più rigide: obbligo di microchip, registrazione all’anagrafe canina, vaccinazioni solo in ambulatorio. La rabbia è stata eradicata in Italia nel 1997 e le file in piazza sono sparite. Oggi molti in FVG se lo ricordano come un rito di primavera. Un tempo in cui il veterinario era figura pubblica, il cane era “del paese” e la prevenzione si faceva insieme, senza costi. È stato un pezzo di storia della sanità pubblica che ha funzionato: poca burocrazia, tanta presenza sul territorio.

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