Per oltre 10 anni Nairobi, Roysambu, Umoja e Gachie sono stati i “call center invisibili” delle tesi universitarie. Oggi quell’industria (non proprio legale…) sta crollando. In Kenya il termine “academic writing” nascondeva il ghostwriting: laureati in letteratura, infermieristica, finanza e scienze sociali che scrivevano saggi, tesi e assegnazioni per studenti ricchi di USA, UK ed Europa. Niente numeri ufficiali, ma si parlava di migliaia di giovani che lavoravano da casa. Un writer raccontava: “Vengo pagato 200-300$ al mese per studente. Dal 2018 ne ho aiutati circa 30”. Altri arrivavano a guadagnare oltre 720$ al mese. Era un lavoro precario, ma per molti laureati africani rappresentava l’unica alternativa a lavori pubblici o nell’insegnamento che non arrivavano mai. Da quando ChatGPT e altri chatbot sono diventati gratuiti, gli ordini sono crollati. “Da un anno è molto difficile trovare lavori, a meno che tu non abbia clienti di lunga data. In generale il lavoro è molto limitato”, dice Benjamin Ngugi, writer di Nairobi da 6 anni. Fanice Akinyi, laureata in Finanza, racconta la stessa cosa: “Penso che la maggior parte degli studenti che cercavano i nostri servizi siano passati al chatbot automatico”. Lei aveva investito 55.000 scellini per un account da writer. Oggi l’industria è in declino e 3 suoi amici hanno già mollato. Reuters lo titolava già nel 2023: “Perché pagare ghost writer in Kenya quando l’AI può fare i tuoi saggi?”. Un sondaggio citava che l’89% degli studenti aveva già usato ChatGPT per i compiti. Alcuni writer provano a riconvertirsi: offrire servizi per “camuffare” i testi fatti con AI e farli sembrare umani. L’AI ha fatto fuori un’intera economia sommersa. I “ghost writer” kenioti, laureati e pieni di debiti, si trovano senza clienti da un giorno all’altro.
