Sabato e domenica scorsi il gran caldo che sta colpendo il nostro Paese non ha risparmiato le Valli e nemmeno la riuscita della Festa di San Pietro e Paolo, e ne siamo molto dispiaciuti. In tutta’Europa le grandi manifestazioni sono state sospese per il gran caldo. Giugno 2026 è entrato nella storia come una delle ondate di caldo più gravi mai registrate. Risultato: governi, prefetture e organizzatori hanno iniziato a cancellare o rinviare eventi all’aperto per proteggere pubblico e atleti. In Francia sono stati cancellati il Pride di Parigi 27 giugno, annullato Festival Solidays, festival musicale di 3 giorni a fine giugno; cancellata la Paris Diamond League prima, poi confermata ma con orari ridotti, porte aperte 45’ dopo e solo atleti professionisti. In Regno Unito anche il clima “si arrende al caldo”; infatti, il London Climate Action Week, un panel su “come adattarsi al caldo estremo” è stato cancellato perché la sede LSE era troppo calda e senza aria condizionata. Ironia: “Un evento sul caldo annullato dal caldo”. In Italia sono state prese misure precauzionali per tutti i grandi eventi. Numeri da record*: Parigi 40.9°C a giugno. Paesi Bassi prima “super-ondata di calore” con 3 giorni sopra 35°C. Germania 41.7°C. Anche la Sanità è al limite con tutti i servizi di emergenza vicini alla saturazione. Nel 2025 il 47% degli eventi all’aperto è stato cancellato per clima estremo; eventi così erano “praticamente impossibili” 50 anni fa. L’Europa ha scelto la sicurezza. Quando il termometro tocca 40°C, falò, concerti e marce diventano un rischio. Si rinvia, si riduce, si posticipa. Il nuovo nemico dei grandi eventi non è la pioggia, ma il sole.
