29.03.2021, Ieri in paese

   La Domenica delle Palme è trascorsa come l’anno scorso, in piene restrizioni e forse nessuno se la sarebbe aspettata. Tutto chiuso, impossibilità di uscire da casa se non per motivi urgenti, con la prospettiva di una Pasqua casalinga che ripeterà il copione del 2020. Proseguono le vaccinazioni: molte persone anziane del paese hanno ricevuto la prima dose, alcune anche la seconda. In regime di lockdown comunque la chiesa del paese è rimasta aperta: si ringraziano le persone che hanno fatto visita e hanno lasciato un’offerta nella cassetta. È andata bene e si rifarà domenica 25 aprile. La giornata è stata funestata dalla scomparsa di Emma Manig (82) di Tiglio, spirata dopo un breve malore. Accompagnata all’OC di Udine in condizioni gravi, è deceduta nella notte tra sabato e domenica. La signora Emma era la sorella di Valter, di una gemella e di un’altra sorella. È stata per molti anni una bella presenza per Tiglio. Era accudita in questi ultimi tempi dalla cognata Giannina e aveva un rapporto speciale con il nipote Andrea. A loro e a Luca vanno le condoglianze della Pro Loco. Comunicheremo la data del funerale. Oggi inizia la Settimana santa con gli appuntamenti cancellati: riti del Giovedì santo, Via Crucis, Benedizione del pane. Ma torneremo su quest’argomento tra qualche giorno.

28.03.2021, Chiesa aperta in pomeriggio

   La Pro Loco aprirà la chiesa di Santa Dorotea ai fedeli e ai visitatori una domenica al mese, esattamente l’ultima, come quest’oggi. Troppo bella per rimanere altrimenti sempre chiusa, visto che la messa oramai è un lusso anche per le stesse parrocchie, non solo per le chiese minori. Oggi, Domenica delle Palme, è simbolicamente legata al ramoscello d’ulivo benedetto, che si distribuisce affinché in ogni casa regni la serenità e la salute. Ad ogni visitatore del pomeriggio, doneremo un rametto d’ulivo benedetto, su iniziativa di Marcello Franz che ha provveduto a far benedire i rami da monsignor Zuanella, parroco del Comune di Savogna. La chiesa sarà aperta dalle 14:30 alle 16:30. Vi attendiamo, sarà la meta di una piacevole passeggiata. Buona domenica!

27.03.2021, Le nostre mele

   A duecento metri dal nostro paese sulla destra è stato creato un nuovo meleto. Si notano centinaia di pali ben impiantati, ben allineati che danno all’intera area costituita da vari impianti, una piacevole visione estetica e produttiva. La vocazione delle Valli e della nostra regione per la coltivazione della mela è molto antica, addirittura più di duemila anni fa, durante il periodo della Grande Aquileia. Nei campi attorno a quella città di 100.000 abitanti si coltivava la varietà “matiana” che Diocleziano apprezzava per la sua prelibatezza. Anche nel Medioevo si consumavano grandi quantità di mele, sia al naturale che cotte sotto forma di frittelle del tutto simili a quelle che oggi troviamo sulle nostre tavole durante le festività. Le brezze marine che risalgono dall’Adriatico e i frizzanti venticelli che scendono dalle Alpi condizionano positivamente la produzione di questo frutto che pone la nostra regione ai vertici del settore, assieme al Trentino, SüdTirol e e Emilia Romagna. La mela friulana ha ottenuto la la certificazione “DOP” (Denominazione-origine protetta) nel 1982 proprio per il suo sapore equilibrato nel suo contenuto zuccherino, delicato e ricco di sfumature aromatiche.

26.03.2021, L’indissolubile amicizia uomo-cane (3/3)

  Oggi il cane può essere grande o piccolissimo, può pesare un kg come 100. Può avere il pelo lungo o corto, a tinta unita o a macchie. 360 sono le razze, alcune nuove e pare siano in arrivo altre. Oggi gli allevatori più responsabili e qualificati stanno molto attenti a non esagerare con le speculazioni. Ne sono un triste esempio le razze “toy” (giocattolo), oppure gli ancor più tristi “teacup dog”, cani così piccoli da stare in una tazza da the. Oggi le 350-360 razze sono divise in 10 gruppi: pastori e bovari, pinscher schnauzer, terrier, bassotti tedeschi, spitz e cani tipo primitivo (husky), segugi e cani da pista, cani da ferma (bracco, spinone, setter), cani da riporto e da acqua (labrador, golden retriever, cocker), da compagnia (le razze più selezionate: chihuhaua, barboncini) e levrieri. È passato molto tempo da quando i cani erano alla catena per tutta la vita, a volte non più lunga di un metro.

25.03.2021, L’indissolubile amicizia uomo-cane (2/3)

   La scienza non è riuscita ancora a spiegare in che modo e dove ha preso inizio la straordinaria amicizia tra cane e uomo: i dati sono ancora troppo scarsi. Si sa che la capra è stata addomesticata 10mila anni fa e fu il primo animale ad esserre “dominato” dall’uomo, seguito dal maiale. Ma tra cane e uomo è verosimile che ci fu un rapporto del tutto speciale, più collaborativo e affettivo. Si ha prove della presenza di cani anche nel Neolitico valligiano, nel nostro sito preistorico vicino al mulino. E fu un grande vantaggio per le tribù insediate nei vari ripari. L’uomo si sentì più sicuro con la presenza del cane, ebbe modo di staccare la mente da una continua allerta. Finalmente l’uomo del nostro Neolitico ha avuto il grande vantaggio di abbandonarsi a un sonno più profondo grazie proprio al servizio di guardia che svolgeva vicino a lui il suo grande amico a 4 zampe, per non parlare del vantaggi determinanti nelle battute di caccia.

24.03.2021, L’indissolubile amicizia uomo-cane (1/3)

  In paese subito ci viene in mente il rapporto di Renzo Onesti con i suoi cani: Lola, Arco, Black un tutt’uno con il padrone, che ha instaurato con i fedeli amici un autentico rapporto di simbiosi negli anni. Abbiamo scoperto che già alla fine dell’ultima glaciazione (11.000 anni fa) vi erano ben 5 diverse linee genetiche di cani. La notizia è basata su fonti autorevoli che abbiamo letto sul penultimo numero di “Science” (gennaio scorso) nel cui articolo è spiegato che i cani furono addomesticati circa 23mila anni fa dai Siberiani del Nord, che vissero per millenni isolati in quella vasta regione russa. Si trattava dell’antico lupo grigio, oggi estinto e diretto progenitore del cane e del lupo “moderno”. I Siberiani instaurarono un rapporto di convivenza e collaborazione. Dall’incrocio di questi 5 ceppi e con la selezione operata dall’uomo, si sono poi evolute le oltre 300 razze di cani oggi conosciute.

23.03.2021, Case caratteristiche

   In paese la casa a ballatoio è caratterizzata dalla distribuzione delle stanze su due piani sovrapposti, con accesso al piano superiore mediante una scala esterna, spesso fatta di elementi di pietra nel primi scalini e di legno nella restante struttura e che porta ad un ampio vano facente funzione di collegamento con le stanze del piano e dotato di un’altra rampa di scale per raggiungere il “salàr”, il solaio. La casa a loggia della famiglia Mattelig rappresenta una forma più evoluta dell’architettura locale, spesso risultante da un ampliamento dell’edificio primitivo. Il ballatoio è una ricchezza che si aggiunge al patrimonio edilizio delle Valli. Non mancano in paese case con colonne elaborate e anche un mascherone di bellezza in pietra, inserito nel muro come nella casa della Celesta, risalente al XVI-XVII secolo. È dotata di portico a galleria che conferisce all’intero complesso abitativo un eccezionale interesse architettonico.

22.03.2021, Ieri in paese

   La prima domenica di primavera è stata caratterizzata da una giornata con cielo prevalentemente coperto e da una temperatura non del tutto gradevole se collocata in questo periodo. Una domenica casalinga per buona parte dei residenti. A testimonianza di ciò, è stato lo scarso traffico sulla statale, mentre sabato sono comparsi i primi numerosi gruppetti di ciclisti che, partiti da varie zone del Friuli, si sono dovuti fermare al valico, perché oltre non si passa senza la documentazione sanitaria. La settimana che si apre oggi sarà l’ultima con l’ora solare. Siamo favorevoli o contrari al mantenimento dell’orario estivo? In Francia vorrebbero estendere l’ora legale a tutto l’anno, mentre i Paesi scandinavi sono a favore dell’abolizione. Auguriamo giorni sereni e soprattutto in salute.

23.03

21.03.2021, Credenze sul maltempo (3/3)

   Queste superstizioni sulle entità spirituali che governavano l’atmosfera, nel Medioevo ebbero diffusione in ogni angolo d’Europa, dove si credeva non solo nelle punizioni divine, ma nell’esistenza del demonio capace di provocare il male atmosferico. Demonio a volte coadiuvato da maghi, streghe e stregoni con il loro oscuro potere. Il popolo temeva la grandine, che era sinonimo di imminente miseria e l’azione malefica di personaggi oscuri era capace di convocare i demoni delle tempeste per scatenarli sulle coltivazioni. Contro tali malefici i paesani opposero una fitta maglia di strumenti protettivi e difensivi, di carattere sacro e profano, spesso consistenti in pratiche di natura mista e coincidente tra liturgia ufficiale e magia popolare. La nostra Chiesa si oppose alla diffusa convinzione della presenza del maligno e invitava i fedeli ad aggiungere nuove preghiere, invocazioni, benedizioni e processioni.

23.03

20.03.2021, Credenze sul maltempo (2/3)

   Questa convinzione si basava soprattutto sull’ardente e ingenua fede dei nostri nonni-bisnonni-trisnonni che era la diretta conseguenza delle assillanti prediche dei parroci di San Pietro al Natisone, piuttosto temuti dalla gente. I sacerdoti, almeno fino agli anni ’60, richiamavano sistematicamente i parrocchiani (in alcune parrocchie li accusavano direttamente) a non commettere peccati contro i Dieci Comandamenti, perché in alternativa sarebbe arrivata la “giustizia” divina. Di fronte alla grande prostrazione del popolo valligiano, dopo una vasta e distruttiva grandinata del marzo 1598, dovette intervenire di persona persino papa Clemente VIII ad assolvere vari distretti della regione da ogni peccato e assicurare che la grandine era riconducibile solo a un evento meteorologico. Lo stesso papa era intervenuto per altri fenomeni estremi (siccità, estati fredde) considerata la costernazione in cui era caduta la popolazione, convinta di aver commesso chissà quali crimini di fronte alla maestà di Dio.