Riproponiamo un articolo di Evelino (memoria storica di Ponteacco) del 10 gennaio 2015.
La partenza da Ponteacco, avvenuta il 10 gennaio 1970, è sempre stata considerata dalla mia famiglia come “l’esodo” e ogni anno in tale data ricordo sempre quel giorno. Era una mattina di un freddo inverno; avevamo passato le consegne del negozio al nuovo acquirente, Mario Cencig, che proveniva da analoga attività esercitata a Montefosca e che, con la moglie e i figli, hanno continuato, con competenza e professionalità, l’attività iniziata da mia nonna materna, Mar Maria Coren, negli anni 20. Poco prima della partenza venne a salutarmi, accompagnata dal fratello Stefano, Silvana che dopo sei anni divenne mia moglie. Non è stato facile abbandonare affetti, ricordi e storia familiare. La decisione della mia famiglia di lasciare Ponteacco e emigrare a Lignano era scaturita, non senza difficoltà, dalla lungimiranza di mio padre che non vedeva un futuro di lavoro con la bottega di alimentari del paese (ove si vendeva di tutto, da alcuni farmaci alla brillantina Linetti) in quanto stavano nascendo i primi supermercati che avrebbero affossato le piccole attività dei paesi. I negozi locali svolgevano un grande ruolo sociale di aggregazione ed aiuto alla comunità; ricordo i libretti, di cui serbo alcuni esemplari, in cui veniva riportato il credito per l’acquisto dei generi alimentari delle famiglie che con difficoltà riuscivano a vivere e far crescere i propri figli. Il libretto era emesso in un unico esemplare, trattenuto in negozio, scritto rigorosamente a matita (a quei tempi la penna era un lusso), basato sulla fiducia reciproca e so con certezza che mai si è pensato di modificare importi o approfittare di tale situazione, come mai mi risulta che qualcuno abbia mosso contestazioni. Mio padre al Amilcare, confidando nell’onestà di tutti, era fiducioso che le famiglie avrebbero pagato e infatti così è avvenuto. Aveva anche compreso che le rimesse degli emigranti e l’avvento delle pensioni avrebbero estinto i crediti. Ma, ritornando al giorno dell’esodo, mi ricordo che lasciano lasciando il paese e transitando sopra l’abitato di Biarzo, mio padre, con amarezza, decantò il malinconico brano de “I Promessi Sposi”, così veritiero ed attuale per coloro che lasciano il paese natio: “ Addio Monti sorgenti dall’ acque ed elevati al cielo; cime ineguali, note a chi è cresciuto tra voi; impresse nella sua mente, non meno che l’aspetto de’ suoi familiari; torrenti de’ quali si distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendio, come branco di pecore pascenti”…addio”. Nella foto: Amilcare e Diana.

