03.05.2020, Non solo virus (di F.S.).

Io lo conosco da anni, non è nato eroe. Forse principe azzurro. Lo conosco abbastanza – abbiamo ricordi condivisi – come si può conoscere chi è allegramente restio a rivelarsi generoso e disinteressato, dote predisposta al gesto eroico. In pratica uno così non si conosce mai bene. E se dovessi dirla tutta l’ho sempre trovato essenziale, perfino mentre mi racconta delle sue attitudini creative e geniali. Misurato anche nell’entusiasmo. In lui traspare una intima solidità caratteriale, affidabile e disarmante, uno a cui dire ho bisogno di te senza preoccuparsi che possa squagliarsela. Ha belle mani, aristocratiche e lo si capisce dal modo con cui stappa una bottiglia di spumante. Mani da pianista, o da chirurgo. Suo malgrado, come tutti, si è trovato di fronte questa tragedia eppure, quando ha dovuto scegliere tra lasciare gli affetti, il riposo dorato della pensione e l’affrontare i rischi e le rinunce, credo non abbia avuto esitazioni. L’appello del camice è stato più forte. Come penso succeda, a occhio, per i novizi ogni volta che sentono la chiamata. L’ho immaginato con la moglie, intenti a preparare i bagagli sotto sguardi pesanti, in silenzio perché nel momento del coraggio e della sfida finanche le parole si ripongono in valigia. Si è messo a disposizione della Protezione civile che lo ha destinato all’Ospedale di Asti, Piemonte. Era in piena missione quando gli ho trasmesso i miei auguri di Pasqua. Mi ha risposto con un “A presto” col quale mi ha lasciato intendere, o sperare, che andrà tutto bene. Dopo tre settimane è tornato in Friuli, stanco ma in buono stato. Riprenderà le sue relazioni, i suoi interessi interrotti e rifletterà su qualche certezza sconvolta, ma non truccherà le carte fingendo di essere stato invincibile. Perché lui sa, nessuno nasce eroe.

02.05.2020, Ieri, I Maggio.

In Occidente la Festa dei Lavoratori non ha mai avuto l’impatto sociale riscontrato nei Paesi dell’Est. Al tempo della Jugoslavia, c’erano quattro giorni di festa ed era la risposta socialista al ponte di Pasqua. La storia del nostro paese non annovera partecipazioni oceaniche di paesani a cortei e manifestazioni, pur rispettando la valenza morale di tale giornata di festa. Quest’anno la Festa del Lavoro e dei Lavoratori è stata piuttosto malinconica, vuota nella sua essenza. È capitata nel momento in cui ci sono milioni di disoccupati, cassaintegrati, lavoratori in sospeso, precari che potranno come non potranno essere riconfermati. È capitata nel momento in cui non tutti hanno la fortuna lo stipendio fisso o del lavoro agile da casa o la pensione certa. Ci sono alte percentuali di persone che vivono con proventi giudicati indignitosi per la valenza morale che si dà al lavoro. Avere un lavoro ci aiuta ad amare, amare qualcuno migliora il lavoro, lavorare con amore è un dono immenso, l’amore richiede la manutenzione del lavoro e il lavoro richiede la dedizione dell’amore. Ma quando il lavoro si perde, si perde pure l’amore per la vita. In questa cornice di contrasti il paese, le Valli, il nostro amato Friuli ha vissuto la giornata di ieri.  

01.05.2020, Meteorologia nostrana (2/2).

   I nostri nonni si intendevano di meteorologia. Osservavano i comportamenti degli animali, il posizionamento delle nubi, il famoso “piha ta’ na Màkot” (soffia il vento sulle Makota), foriero di nevicate certe. Insomma, gli studi, le osservazioni dell’atmosfera e dei micro o macro fenomeni ad essa connessi hanno costituito uno dei fulcri di maggior interesse e di più viva ricerca scientifica. Alla fine dell’Ottocento un inverno oltremodo rigido o un’estate particolarmente siccitosa erano sinonimo di carestia, così come una grandinata devastante, quindi la popolazione si attrezzò trasformando la meteorologia in scienza moderna, prima fisica, poi matematica. Nulla di astronomico come nel Settecento, ma di atmosferico nell’Ottocento e di spaziale nella sua attuale visione. Negli anni ’70 dell’Ottocento, con l’avvento dell’Italia nelle nostre terre, il professor Giovanni Marinelli fu il primo a creare una stazione di osservazione con la raccolta di tutti i dati che tutt’oggi sono presi in considerazione quando sentiamo parlare di “estate più calda dal 1870”, “di inverno più freddo dal 1870”. L’Imperial Regio Istituto Idrografico di Trieste telegrafava ogni giorno a Vienna i dati meteo principali. Nella capitale provenivano le restanti annotazioni di molti osservatori: era nata la meteorologia moderna che terminò con Bernacca, alla quale seguirono i modelli matematici e le osservazioni dei Meteo-sat.

30.05.2020, Meteorologia nostrana (1/2).

   In paese ci sono numerosi appassionati di meteorologia, scienza che trova molti seguaci in tutt’EU, al punto di affidare al previsore l’uscita da casa, l’organizzazione di una festa, di un pic-nic, di una grigliata. Siamo un po’ più tutti previso-meteo-dipendenti? Dobbiamo ammetterlo, sì! Ed è un piccolo guaio perché spesso le previsioni dei siti on-line sono volutamente catastrofiche con il fine di tenere incollati gli utenti alle loro pubblicità di contorno. Cosa dovrebbero dire gli Inglesi che hanno condizioni meteo non prevedibili, in quanto generalmente mutevoli nel giro di 3-4 ore? La società d’Oltremanica risulterebbe bloccata? Niente feste? Niente party? Nessun cantiere o lavoro all’aperto? Possiamo dire che questo hobby trova molti seguaci e noi stessi, con il nostro sito, non facciamo a meno di tenere informate le nostre lettrici e lettori sull’andamento del tempo. In paese c’è una persona che sta raccogliendo i principali dati meteo da ben 40 anni! Altri si appassionano quando si parla di grandi eventi, come le nevicate importanti, le alluvioni, quelli che si chiamano “eventi estremi”. Forse non tutti sanno che la signora Rosetta Rio era un previsore molto capace. Usciva da casa e, nel raggiungere l’auto per andare ad insegnare, lanciava lo sguardo al cielo e forniva la sua previsione che era immancabilmente esatta. I suoi elementi erano abbastanza semplici: altezza delle nubi, nebbia sul Pradolino, versante visibile del Matajur incappucciato o meno, situazione a sud, rosso di mattina … insomma, del suo “bollettino” ci si poteva fidare.

29.04.2020, La “DAD” ha rivoluzionato i nostri tinelli.

   DAD? Uno dei mille acronimi della lingua italiana. Significa “Didattica A Distanza”, accorciativo neonato, come DPI (dispositivo di protezione), sigle che hanno colonizzato la nostra quotidianità. In paese abbiamo numerosi studenti sia della scuola primaria di primo e secondo grado, sia secondaria e dell’Università. Qualcuno festeggia lo scampato esame. Tutti con approcci diversi, tutti virtuali, tutti deflagranti dalla pandemia sono immersi nella DAD. Quando è stato preannunciato il non ritorno a scuola per questo disastrato anno scolastico, più di qualche genitore si è posto domande su come si prepareranno i giovani in un prossimo futuro fatto di capacità, di istruzione, di cultura, di competizione conoscitiva. La scuola è anche rigore, disciplina, una specie di calendario che scandisce le vite di molte famiglie. È la misura del tempo, della civiltà, dei diritti, della democrazia. Senza essa, tutti ci sentiamo più poveri, smarriti, spaesati. Ora ci accorgiamo che mancano i fondamenti della società, un’assenza che ha generato una voragine impressionante. Il nostro pensiero va anche alle maestre del nostro circondario, molto impegnate nel preparare le lezioni in video, le schede, le correzioni con risposte personalizzate, le riunioni interclasse, i colloqui con i genitori. Insegnanti più impegnati ora che prima. E nelle case c’è la rivoluzione: due figli = due computer o smartphone, la stampante, l’invio dei compiti svolti. Mica tutti hanno la dimestichezza con una tecnologia così avanzata? Qualche genitore si compiace per il livello tecnologico raggiunto in casa. Ecco perché la DAD è sinonimo di rivoluzione. Anche dei tinelli.  

28.04.2020, Comunione sì, Comunione no?

   Il parroco è sconcertato. Sostiene che la sfera spirituale sia stata particolarmente “punita” dalle disposizioni legate alla prevenzione dell’epidemia. «Posso garantire non un metro di distanza da fedele a fedele, ma cinque metri quadrati per ogni singola persona che potrebbe assistere alla messa celebrata nella chiesa di San Pietro al Natisone. Eppure c’è il divieto», questo è quanto ci ha detto don Michele Zanon, sconsolato e perplesso perché la restrizione va oltre alla logica, perché al parroco non è riservata quell’autonomia di giudizio e di decisione su come far accedere i fedeli in chiesa. «Si vive alla giornata, si procede “a vista”, interpretando le norme e le richieste della CEI (Conferenza episcopale italiana)», ha aggiunto, confermando che l’appuntamento con il sacramento della Comunione previsto per fine maggio, è stato posticipato. Due sono le ragioni: la prima per la mancata preparazione dei comunicandi e la seconda per le prescrizioni relative alla frequentazione di cerimonie religiose. Se ne riparlerà per settembre, anche ci sono dubbi sulla fattibilità. Facilmente le prime Comunioni di quest’anno saranno celebrate nel 2021. Il catechismo è necessario e le canoniche non sono in grado di assicurare la debita distanza da persona a persona. Sulle opzioni c’è incertezza, la propensione è un bell’arrivederci al prossimo anno!    

27.04.2020, Ieri e l’altroieri a Ponteacco.

Due giorni di festa “sfumati” a causa dell’emergenza sanitaria. Sfumate con essi anche le occasioni di svago e di gita. La montagna, il mare, le gite in Europa sono rimandate a data da destinarsi. In paese c’è stato un po’ più di movimento, più gente a passeggio, anche sulla ciclo-pedonale Ponteacc-San Pietro, pur nell’ambito dei 500 metri da casa. Anche al Mulino c’è stata una sparuta presenza di visitatori, dove scorre in Natisone ridotto a rigagnolo a causa della prolungata siccità e della mancanza di neve in montagna. Lunedì prossimo riaprirà il nostro parco e campetto, nel rispetto della distanza di un metro tra una persona e l’altra e con l’obbligo di indossare la mascherina. Altre novità relative al nostro paese, a Tiglio e Mezzana al momento non ce ne sono. Auguriamo una bella settimana, con la pazienza di vedere rimandato al prossimo anno il ponte che sarebbe cominciato venerdì prossimo.

25.04.2020, Le Rogazioni di San Marco.

Prossimo aggiornamento: domani alle 07:00.

   Buon onomastico ai numerosi “Marco”, nome proprio di persona molto comune e con la particolarità di essere solo maschile. La giornata festiva ha doppia valenza: sia civile (75° anniversario della liberazione del nazifascismo che in Italia causò la morte di 1.800.000 persone), sia religiosa, dedicata a uno dei quattro evangelisti. Un tempo era il giorno delle Rogazioni, un appuntamento piuttosto atteso con la partecipazione di paesani e di numerose altre persone proveninienti da Biarzo e Sorzento. Consisteva nella processione delle croci, da Ponteacco a Tiglio, un percorso facile, piacevole, che partiva dalla cappella, procedeva lungo il sentiero sotto la casa di Enzo e Savina, si fermava alla cappelletta-edicola di San Gaetano e arrivava alla chiesa di Tiglio dove si celebrava la messa. Al termine della funzione, il sacerdote benediva le numerose croci spesso fatte in casa, che successivamente erano portate nei campi e si infilavano alle testate dei filari, dell’orto, del frutteto come benedizione propizia per il raccolto e difesa dello stesso dalle calamità. Si rientrava a casa, sempre a piedi, poco prima di mezzogiorno. Il 25 aprile era una bella giornata di festa, mentre quest’anno le restrizioni ci impongono di festeggiarla a casa.

24.04.2020, La polenta della Fighurina.

«Naš Perìn vija» (il nostro Perin sa). Diceva sempre così, riferendosi al marito, Milia soprannominata affettuosamente “Fighurina” per il suo fisico snello, ben proporzionato, elegante. Sono i nonni paterni di Marietto, che oggi abita proprio nella casa della nonna e utilizza quella cucina che ha fatto la storia della polenta del paese. Perin era specializzato nella costruzione dei fornelli in mattoni. Era sempre carico di lavoro, quindi nel complesso si parla di una famiglia benestante per quel il periodo. La preparazione della polenta, seppur povera di ingredienti, era un’autentica arte per la signora Milia. Per almeno nove mesi all’anno, apriva le due finestre della cucina, leggermente elevata rispetto al piano della strada e procedeva con la sua tecnica di cottura, che durava un’ora rispetto ai 40-45 minuti della norma di paese. E lo faceva con un quarto d’ora d’anticipo rispetto all’abitudine di mettersi a tavola, a mezzogiorno e alle 18:00. Aperte le finestre, in poco tempo si sprigionava in tutto il borgo della Gorìza un profumo irripetibile, indimenticabile, quello della polenta ben cotta. Spesso intorno alla sua casa, sulla piazzetta, si radunava un gruppo di bambini che attendeva con pazienza la distribuzione di un assaggio, una specie di piccolo antipasto prima del pranzo o della cena. Questa buona donna, ancora ricordata da tanti, era generosa, non ha mai detto di no. Chissà perché, ma anche le croste del suo kotù (paiolo) erano le più buone. Quelle che oggi si chiamano con termini altisonanti: “Fiocchi di mais”, che per Ponteacco corrispondevano ai “Fiocchi della Fighurina”.

23.04.2020, Donne picchiate.

   Anche il nostro paese annovera, nel suo piccolo, vicende di donne picchiate anche selvaggiamente dai mariti. Nomi e cognomi non se ne fanno, ma nel ricordo di molti ci sono episodi ancora ben presenti. Se poi andiamo a vedere, il delitto per causa d’onore, ovvero il delitto per cui l’uomo uccideva la donna per gelosia, è stato abolito solo nel 1981. Uccidere una donna perché faceva le corna (o si sospettava le facesse) era considerato un delitto minore, una cosuccia da un paio d’anni al massimo di galera, quanto oggi si dà a un modesto spacciatore di droga. In paese per fortuna non siamo mai arrivati a tali livelli. E fino al 1956 la medievale legislazione italiana (ci sono ancora leggi … regie!!!) riconosceva addirittura lo “jus corrigendi” che permetteva al marito il potere di “correggere” la moglie prendendola a sberloni, anche in pubblico. Fino al 1975 esisteva una legge che regolava i rapporti familiari: il marito poteva decidere dove stabilire la propria dimora e la moglie aveva l’obbligo di seguirlo. Non è medioevo, è l’altro ieri!