(Articolo di Elvira C.)
Quando il caldo diventa davvero insopportabile, forse non basta più dire: “Che afa!”. In Giappone hanno deciso di fare un passo in più, coniando un termine nuovo di zecca per identificare le giornate più torride: Kokushobi, che significa letteralmente “giorno di caldo crudele” o “giorno di caldo brutale”. La novità è stata introdotta dall’Agenzia Meteorologica Giapponese (JMA) e comparirà nei bollettini meteo ogni volta che il termometro supererà la soglia dei 40 °C. Una scelta che, fino a qualche anno fa, sarebbe sembrata eccessiva, ma che oggi riflette una realtà sempre più frequente. L’estate più recente è stata infatti la più calda mai registrata nel Paese da quando sono iniziate le rilevazioni, nel lontano 1898. E quando il clima cambia così in fretta, anche il vocabolario è costretto ad aggiornarsi. La cosa curiosa è che il nome non è stato scelto a tavolino dagli esperti. La JMA ha chiesto aiuto direttamente ai cittadini: tra febbraio e marzo quasi 478.000 persone hanno partecipato a un sondaggio online, votando tra tredici possibili nomi. Alla fine ha trionfato Kokushobi, mentre il secondo classificato è stato Chomobi, ovvero “giorno di caldo super estremo”. Evidentemente i giapponesi non hanno perso il gusto per le definizioni… anche quando si sciolgono sotto il sole. Del resto, la lingua giapponese è ricca di parole dedicate ai fenomeni atmosferici. Esiste una vera e propria “scala del caldo”, che cresce insieme alla temperatura: Oltre 25 °C: Natsubi, il classico “giorno d’estate”. Oltre 30 °C: Manatsubi, il “giorno di piena estate”. Oltre 35 °C: Mōshobi, il “giorno di caldo feroce”.Oltre 40 °C: Kokushobi, il nuovo “giorno di caldo crudele”. E se durante la notte il termometro non scende sotto i 25 °C, entra in scena un altro termine: Nettaiya, cioè la “notte tropicale”. Tradotto in pratica: condizionatore acceso e sonno piuttosto agitato. Ma perché inventare un nuovo nome? Perché i 40 °C, un tempo eccezionali in Giappone, stanno diventando sempre più frequenti. Negli ultimi anni si è concentrata oltre un terzo di tutte le giornate che hanno raggiunto questa temperatura negli ultimi 150 anni, mentre il record nazionale ha toccato 41,8 °C. A quel punto parlare semplicemente di “caldo feroce” non era più sufficiente. Il nuovo termine ha quindi uno scopo molto pratico: attirare immediatamente l’attenzione e far capire che non si tratta di una normale giornata estiva, ma di una situazione potenzialmente pericolosa. Sentire pronunciare Kokushobi dovrebbe spingere tutti, soprattutto anziani e persone più fragili, a bere molta acqua, limitare le uscite nelle ore più calde e cercare un po’ di fresco.











