Infatti Ustin Dorbolò e i suoi antenati curavano sì la rosta di deviazione a circa 100 metri dal mulino, lato Ponteacco, ma il loro impegno costante riguardava soprattutto lo sbarramento a monte dell’isola dei Salici (proprietario Carlo Serafini) dov’erano conficcati in profondità tronchi di castagno in verticale e frasche, radici, tronchi ed altro materiale in orizzontale. Dopo ogni piena del fiume due o più persone si recavano su, aggiustavano, tamponavano, miglioravano la struttura costituita da materiale naturale. Oggi il fiume è governato da Trieste, da pseudo-ingegneri idraulici che non si sono adeguati ai tempi moderni, quelli che hanno orientato i lavori idraulici sulla più totale naturalezza: via gli argini artificiali, allargamento dei letti dei fiumi, piantumazione di migliaia di salici. Poi, guai a toccare una pietra del fiume: siamo arrivati a questo! Si rischia un procedimento penale anziché conferire medaglie a chi lo fa. Intanto il fiume deposita-deposita e noi, furbi come al solito, importiamo la ghiaia e la sabbia del Natisone dalla Slovenia!
11.06.2020, Il fiume sia governato dalla popolazione, non dai burocrati (2/3)
Subito dopo la II Guerra mondiale il nostro paesano Giuseppe Tuzzi (Bepic) creò una società, con un certo signor Bepo, che si occupava di lavaggio delle ghiaie del Natisone. La sede operativa di questa ditta, piccolina ma efficiente, era all’altezza della fornace di Stupizza, dov’era prodotta la calce, a destra della statale e dove c’era un’area adibita allo stoccaggio di ghiaia e sabbia estratte dal Natisone di fronte, a sinistra. Ancor oggi il piazzale verso il fiume, dove depositavano il materiale estratto, è un’area-sosta per campeggiatori. La ditta non produceva numeri industriali, ma quantità piuttosto rilevanti che oltre all’aspetto commerciale, contribuivano a compensare l’apporto ghiaioso del fiume. Un po’ più a valle, Fiorello Birtig aveva creato un secondo impianto di lavaggio e la sabbia o ghiaia prodotte hanno contribuito alla costruzione di tantissime case, specie nel boom edilizio degli anni ’60. C’erano ben 24 roste che sbarravano a varie altezze il corso del Natisone. Il fiume era governato dalla saggezza della popolazione, persone che conoscevano benissimo il corso d’acqua, che sapevano intervenire al momento giusto …
10.06.2020, Il fiume sia governato dalla popolazione, non dai burocrati (1/3)
I lavori di consolidamento che si stanno svolgendo sulla sponda sampietrina del Natisone, sotto Ponteacco, dividono l’opinione pubblica tra favorevoli e contrari. I favorevoli sostengono che i lavori danno maggiore sicurezza all’ambiente e al Mulino, insediati come sono da eventi sempre più estremi. Per i contrari, invece, si tratta di un’usurpazione dell’ambiente perché un fiume non si cura portando materiale esterno ed eseguendo lavori artificiali, ma eseguendo costantemente i lavori di cura e manutenzione, così come facevano i nostri nonni. I contrari dicono, in poche parole: “Sì al governo del fiume dalla popolazione e non dai burocrati di Trieste, alcuni di questi senza sapere neppure com’è fatto un fiume e quali siano le sue dinamiche”. Si dice ancora: “Il Tagliamento sta per entrare nell’UNESCO e a nessuno verrebbe l’idea di arginare le sponde con dei massi”. Secondo la nostra opinione i lavori in corso hanno un effetto meno impattante di quanto sostenuto dai contrari. Si acquisirà più spazio nell’ambito del mulino, si correggerà l’obbrobrio del tubone in cemento (scarico fossa della ruota). Certo, si tratterà di lavori inutili se non si riporterà sotto Ponteacco il 95% della portata normale del Natisone, visto che adesso la stessa scorre verso Biacis, il secondo ramo dell’isola.
09.06.2020, Incontro con il Sindaco
Il Sindaco di San Pietro al Natisone ha convocato ieri sera all’ultimo momento, una riunione con la Pro Loco Ponteacco e il Comitato Pro Azzida per stabilire regole comuni sull’utilizzo dei giochi per bambini installati in spazi pubblici. Il primo cittadino ha presentato un breve riassunto sull’adeguamento comunale alle varie ordinanze, alcune farraginose, non sempre chiare, che rimandano ad altre precedenti e sovente con articoli in contraddizione tra loro. La Pro Loco ha ringraziato il Sindaco per il suo desiderio di fare chiarezza e rendere applicabili le disposizioni con maggiore serenità. Anzitutto c’è da dire che le spiagge del Natisone e dei torrenti comunali sono di proprietà del Demanio, quindi non è compito del sindaco o di una Pro Loco gestire l’afflusso di visitatori o bagnanti i quali da soli devono gestire le rispettive distanze. Rimane aperta la questione dei parchi pubblici. Se da una parte è stata concessa l’apertura, dall’altra c’è il divieto di svolgere partite e di utilizzare i giochi, sorvegliando l’accesso e l’uso obbligatorio di mascherine. La Pro Loco ha proposto al Sindaco di “liberare” l’accesso ai giochi da domani, subordinando tale apertura alla disinfezione delle attrezzature usate dai bambini. Nell’ordinanza che uscirà stamattina sarà menzionata la nostra scelta, mentre Azzida ha deciso di incapsulare i giochi poiché tra pochi giorni si aprirà in quell’area un cantiere di manutenzione. Il Sindaco ha espresso parere favorevole ai due eventi in programma dalla Pro Loco: l’inaugurazione dei lavori al Mulino e l’Assemblea dei Soci all’aperto. La riunione è terminata alle 18:30, mezz’ora dopo il suo inizio.
08.06.2020, Ieri al Centro
Il cancello del Centro si è chiuso verso le 14:00, quando gli ultimi soci se ne sono andati. Brave Graziella e Sara che hanno collezionato un bel turno, vivace, con un “ben ritrovati” a numerose persone che non si vedevano da tempo. È passato al Centro anche il Sindaco, dall’aspetto stanco, forse a causa del recente maltempo che ha provocato varie situazioni di emergenza sul territorio comunale. Oggi la Pro Loco, sentito il Sindaco, formalizzerà una segnalazione-danni al Mulino. La furia dell’acqua ha divelto la palizzata e la ringhiera, la spostato la ruota, ha alluvionato la merce custodita all’interno, al punto che non è ancora possibile aprire la porta ostruita come sarà da tavoli, panche o semplicemente sabbia. Zufferli ha inserito in elenco anche il problema del masso pericolante sul sentiero, considerato che l’abbondante acqua dei giorni scorsi ha peggiorato la situazione. “Buona settimana” questo è il nostro augurio.
07.06.2020, La prossima Assemblea dei Soci
Piace ai soci l’idea di svolgere all’aperto la prossima Assemblea generale dei Soci? Sarà una novità. Immaginiamo una piacevole serata di piena estate, da trascorrere seduti sulle gradinate del campetto, dove discuteremo dei nostri bilanci, delle iniziative e dei programmi. Le gradinate offrono un perfetto distanziamento, considerando poi che saremo all’aperto. La serata potrebbe finire in festa, fatte salve le disposizioni in vigore per garantire la sicurezza sanitaria di tutti. I conti sono pronti, ci sono molte tessere a disposizione dei rinnovi e dei nuovi iscritti. Fisseremo a breve la data, tenendo una in più quale riserva in caso di maltempo. L’Assemblea generale dei Soci è un appuntamento obbligatorio, previsto dallo Statuto. L’emergenza sanitaria ci ha costretti a cancellare la data di marzo. Numerose Pro loco del FVG hanno annullato l’Assemblea del 2020, ma noi abbiamo la struttura per poterla svolgere all’aperto, un sabato sera da trascorrere in compagnia. Buona domenica.
06.06.2020, Il maltempo di ieri
Il mondo intero ha celebrato ieri la Giornata internazionale dell’Ambiente, per salvaguardare il pianeta dal surriscaldamento e dagli eventi estremi. Quello di ieri, per quanto riguarda le Valli, lo possiamo considerare certamente un evento estremo perché la caduta di 230 litri di pioggia per metro quadrato in meno di 24 ore è da considerare come qualcosa di raro. Per tutta la notte di ieri la pioggia non ha dato tregua, cadendo abbondante e fitta. La rete idrografica delle Valli è stata messa a dura prova con episodi di crisi già riportati nella nostra cronaca di ieri. Cosa troverà l’impresa esecutrice dei lavori al Mulino, quando l’acqua del fiume si ritirerà, è ancora un mistero. Certamente non esisteranno i riporti di ghiaia utilizzati per il transito degli escavatori e per la posa dei grossi massi. Se il lavoro non fosse stato fatto, probabilmente al Mulino avremmo avuto danni ben superiori. La staccionata in legno è stata divelta, la ringhiera in ferro divelta dalla furia dell’acqua e il danno si ferma lì, oltre al presumibile “disastro”, all’interno, nella sala inferiore. Il Natisone era impressionante.
05.06.2020, Cappelli e fazzoletti da testa (2/2)
Il fazzoletto era indossato sempre in ambito religioso e rappresentava anche una specie di demarcazione tra il sacro e il profano, ovvero per pudore, per evitare sguardi personali. Le donne erano le uniche ad avere il privilegio di poter frequentare la chiesa e partecipare ai riti religiosi a capo coperto, ovviamente non da cappello, ma con il fazzoletto, comportamento imposto dalla Chiesa già nel Duecento, mentre gli uomini erano tenuti a toglierselo per deferenza verso l’Altissimo. I fazzoletti delle nostre antiche paesane variavano per misura, per forma, per modalità d’uso e per tipo di stoffa. Generalmente andava in voga il tessuto nero, che rappresentava anche l’appartenenza della donna ad uno di quegli infiniti lutti, infatti le famiglie erano numerose e spesso le nostre nonne passavano da un lutto all’altro senza interruzione. Ce n’erano anche di raffinati con pizzi e ricami. Chi scrive questa notizia ricorda nonne che sempre e comunque hanno indossato il fazù. Qualcuno ricorda la Luzia, mamma di Luigino, la Nuta, la Celesta, la Felizita di Paolin, la Nadalia (fino a pochi anni fa), la Malia: immancabilmente con fazzoletto e per alcune anche nella bara.
04.06.2020, Cappelli e fazzoletti da testa
Fino agli anni ’50-’60 un paesano o una paesana non uscivano da case senza mettersi in testa il cappello, la berretta o il fazù, il fazzoletto da testa. Le immagini televisive tremolanti e in bianco e nero di quei tempi hanno ripreso immagini con uomini e donne indistintamente con il copricapo. Era un segno di rispetto e di eleganza. In ogni casa all’ingresso c’era un porta-abiti in legno, appeso alla parete dove si riponevano vari abiti, tra cui il cappello, che poteva essere da festa, da campo o stalla e da raccolto. Il fazzoletto da testa delle nostre nonne o bisnonne vanta forse una storia più lunga. Di importanza primaria rispetto allo scialle invernale, il fazù era l’elemento tradizionale del vestiario e che è stato anche l’ultimo a resistere. Il fazzoletto da testa richiamava l’antica usanza di proteggere, con un gesto istintivo, il capo per motivi pratici oltre che estetici come l’incanutimento delle ponteacchesi ancora giovani. Il fazù era indossato durante i lavori quotidiani, in casa o nei campi, per nascondere la capigliatura, per ripararsi dal sole, dal vento, dalla polvere…
03.06.2020, Ci vogliono più parole per rianimare la lingua
Un po’ di parole per rianimare la lingua
Cerchiamo di non peccare di presunzione, ma il nostro sito fa il possibile per curare e difendere con tutti i mezzi la lingua italiana, un patrimonio di inestimabile valore. Siamo un po’ i “cultori” -perdonateci- della forma, delle espressioni il più possibili corrette, anche se siamo consapevoli che c’è ancora molto da fare. La lingua italiana si va rinsecchendo: i giovani utilizzano un vocabolario limitato e da parte loro sembra si stia perdendo il gusto di una lingua come la nostra, ricca di sfumature espressive, se le si conosce. Con la lingua italiana si può esprimere tutto, esistono termini appropriati esatti e con un’infinità di sinonimi. Basta conoscerli e utilizzarli. Cercando su Internet, alla voce “Quante parole conoscono i giovani d’oggi?”, si può rimanere davvero sorpresi. Se nel 1976 i ragazzi ne conoscevano 6-700, oggi difficilmente ne utilizzano più di 300 e conoscono forse il significato di altre cento. E pensare che il patrimonio lessicale italiano si aggira sui 215.000-270.000 lessemi (unità di parola con significato), usarne solo 300 è un colossale e drammatico ritorno al passato, all’analfabetismo di ritorno. Si legge poco o niente, si scrive male e in forme concise, predominano parole straniere, le forme e i sentimenti sono spesso descritti con le “emoticon”. È un vero peccato, un impoverimento che va combattuto con la buona lettura, con la ricerca dei significati delle parole sconosciute, con la ricerca di sinonimi e contrari.
